Lo scrittore doveva ritirare il riconoscimento dalle mani del ministro. "Non mi aspettavo anche da questo governo l'accanimento contro musica, teatro, musei e biblioteche" Grazie, ma il vostro premio non lo voglio. Ieri Stefano Benni ha spiazzato tutti annunciando su Facebook che non ritirerà il premio Vittorio De Sica. La cerimonia è prevista a novembre, ma lo scrittore con un largo anticipo fa sapere che lui non ci sarà. La lettera è indirizzata ai responsabili della manifestazione e al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Immediatamente, dopo i ringraziamenti convenzionali, Benni arriva a spiegare la ragione del suo rifiuto: «I premi sono uno diverso dall'altro e il vostro è contraddistinto, in modo chiaro e legittimo, dall'appoggio governativo, come mostra il fatto che è un ministro a consegnarlo ». In effetti il premio De Sica, creato nel 1975 da Gian Luigi Rondi che tutt'oggi ne è il presidente, ha una sua immagine molto istituzionale. È realizzato sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica con il contributo del Mibact, e negli anni ha premiato personalità importanti del mondo culturale nazionale. L'anno scorso lo hanno ricevuto tra gli altri Alba Rohrwacher e Walter Veltroni (nella sezione cinema), Elisabetta Sgarbi per l'editoria, Roberto Vecchioni, Emma Dante, la fisica Fabiola Gianotti e anche Romano Prodi (nella sezione scienza e società). La cerimonia si era tenuta alla Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini mentre precedenti edizioni si erano svolte in Campidoglio e anche in Quirinale, con il presidente della Repubblica nelle vesti di officiante. «Come i governi precedenti, questo governo (con l'opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l'ultima risorsa e la meno necessaria », scrive Benni, prendendo le distanze dalla politica dei tagli e dalla spending review . La presa di posizione dello scrittore bolognese autore di bestseller diventati cult, da Bar sport a La compagnia dei Celestin i fino all'ultimo Cari mostri (solo per fare qualche titolo), è perfettamente in linea con quanto Benni era venuto sostenendo negli ultimi tempi. Due anni fa, nel 2013, dunque in epoca pre-renziana, si era già messo di traverso alla politica governativa pronunciandosi apertamente contro i tagli degli Istituti di cultura. E proprio gli Istituti tornano nella lettera di oggi, inseriti in una nutrita lista di realtà culturali costrette a vivere con sempre meno fondi: «Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all'estero vengono di fatto paralizzati ». Al governo Benni chiede di riflettere, di scegliere «se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e improvvisati, privilegi intoccabili e processi alle opinioni». Nelle ultime righe lo scrittore spiega che il suo è «un piccolo disagio», dice di stimare gli altri premiati, ma rilancia e tira in ballo l'Expo: «Nessuno pretende grandi cifre da Expo, ma la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso ». Poi scrive una frase che è una stilettata: «Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell'intelligenza ». I saluti sono cordiali ma il contenuto è molto duro. Il fatto di aver affidato il suo messaggio a Facebook ha messo in moto una catena di reazioni. Benni è seguitissimo sui social network. Ieri sera il messaggio superava le diecimila visualizzazioni. Anche su Twitter sono molti i commenti, la maggior parte di persone comuni. Benni raccoglie l'appoggio di Silvia Ballestra e Vincino e di qualche parlamentare del Movimento 5 Stelle. Dagli organizzatori del premio nessun commento, né parla il presidente Rondi. Ma il messaggio di Benni è chiaro: «Non mi sembra ci sia molto da festeggiare».
Benni rifiuta il premio De Sica in polemica con Franceschini "Si continua a tagliare la cultura"
Lo scrittore Stefano Benni ha rifiutato il premio Vittorio De Sica, che gli è stato assegnato per il suo contributo alla cultura. In una lettera ai responsabili della manifestazione e al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, Benni ha spiegato che non vuole accettare il premio perché è contraddistinto dall'appoggio governativo e perché il governo sembra considerare la cultura come una risorsa meno necessaria. Benni ha anche criticato i tagli agli Istituti di cultura e ha chiesto al governo di riflettere sulle sue scelte. La lettera è stata pubblicata su Facebook e ha generato molte reazioni negative. Benni ha anche scritto una frase che è stata interpretata come una stilettata contro il governo.
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