Fuksas polemico sulla Rossani «Si fanno liti da condominio» «Nessuno chiede a un chirurgo di discutere con i parenti del paziente come eseguire un intervento. A un architetto, invece, questo può succedere». Massimiliano Fuksas sembra irritato dalle polemiche intorno al suo progetto per il parco alla Rossani, sollevate da chi è coinvolto nel processo di progettazione partecipata innescato dal Comune. «Hanno maltrattato un mio collaboratore, non vogliono una pianta, bellissima, perché giapponese. Più che un processo sembra una riunione di condominio infinita». L'architetto e il progetto: «Sarà un gran parco. Io pronto al confronto ma basta con i dibattiti alla fine bisogna prendere una decisione» Bari. «Certe cose capitano soltanto a noi architetti. Io ho un amico che è un urologo di gran fama. Che opera anche dieci persone in un giorno. Non ho mai sentito che i parenti del paziente che l'aspetta in sala operatoria gli abbiano chiesto di aprire un dibattito con loro su come tagliare la prostata». Massimiliano Fuksas è uomo di spirito. Eppure, benché tenti di sfruttare tutta l'ironia di cui dispone, è un po' seccato. Ha vinto un concorso per un mega progetto, «Bari centrale», che ripensa l'intera area che sarà liberata dalla ferrovia tra i Murattiano e il resto della città. Ma sulla prima porzione di questo progetto, un parco di 28 mila metri quadri nella zona nord della Rossani, non riesce a ottenere il via libera. Non dell'amministrazione comunale, sua committente, ma dei cittadini impegnati nella progettazione partecipata. Che, di osservazione in osservazione, rappresentano le obiezioni più varie. Architetto Fuksas, non le piace la progettazione partecipata? «Progettazione partecipata? A me questi incontri, ai quali partecipano non più di cinquanta persone, più giornalisti e architetti che cittadini, sembrano più simili alle riunioni di condominio: ha presente? quelle in cui ognuno ha la sua idea ed è convinto che sia la migliore. Ma alla fine si deve pur decidere. Io non sono un decisionista alla Renzi, ma via, il dibattito... Quello di Bari centrale è un progetto che ha una certa ambizione. Posso dirle, tra parentesi, che l'urbanista che sta disegnando il piano regolatore di Bari e che ho incontrato a una cena, in Toscana, mi ha raccontato di aver avuto qualche dubbio e di aver fatto molte verifiche riguardo al nostro progetto. Al termine di esse lo ritiene un'ottima soluzione per realizzare quella ricucitura tra il centro di Bari e la sua periferia post bellica, alla quale eravamo chiamati. Del resto sempre Bari centrale, troverà posto in una pubblicazione insieme al parco lineare "High line" realizzato su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata a New York». D'accordo ma questi processi di discussione hanno una loro dignità scientifica, sono stati praticati in altre città, in nord Europa. Non sarà che lei li snobba perché è un archistar? «Io di progettazioni partecipate di questo tipo, siamo arrivati a otto incontri, non ho mai sentito parlare. A volte sono intervenuto ad assemblee pubbliche in cui il progetto veniva illustrato e il progettista rispondeva alle domande. Quando si parla di interventi così importanti, ci si affida a professionisti capaci. Sono loro che devono redigerli». Per questo non è venuto a Bari alla presentazione del progetto definitivo? «Figuriamoci. Io sono pronto a confrontarmi con tutti. Ma nelle ultime settimane sono stato in Australia, in California, in Qatar. A proposito, l'emiro del Qatar non ha mai avuto da eccepire quando ho inviato un mio collaboratore alle riunioni da loro. I baresi, invece, sono stati molto ingenerosi con Antonio Marseglia, il mio giovane e promettente collaboratore che è venuto lunedì a presentare il progetto. Alla fine, tutti si riempiono la bocca con il ricambio generazionale, ma nei fatti... Io mando un giovane architetto a illustrare un lavoro al quale ha partecipato, e viene trattato male». Venendo al merito, magari il suo progetto è migliorabile? «Dice che piantare la jacaranda mimosaefolia è un problema perché è un'essenza giapponese e non mediterranea? Vorrà dire che la sostituiremo. Peccato per i baresi: è una pianta bellissima». D'accordo, ma magari dietro quella richiesta di valorizzare essenze tipiche del Mediterraneo c'è un'idea progettuale. «Guardi, quando si parla di architettura, tutti hanno un'idea. Quanti hanno i titoli per farlo, partecipino a un concorso, come ho fatto io a Bari, e la candidino. E, se non vincono, accettino l'esito della procedura. Altrimenti si rischia quel male italiano per cui i lavori non partono mai». Teme che il parco della Rossani a Bari non veda la luce? «Io credo che per Bari abbiamo realizzato un bel progetto. Sarà un parco comodo. Se, come spero, sarà realizzato: stiamo parlando di un giardino per il quale, alla fine, si dispone di poco più di un milione di euro soltanto. Non tantissimo denaro, considerando che ogni metro quadro di un parco costa tra i 100 e i 150 euro. Se per arrivare al progetto di un intervento del genere occorrono 8 incontri, per progettare il grattacielo della Regione a Torino quanti ne avrei dovuti tenere? 150 mila?».
Fuksas: Bari centrale quanti freni
Massimiliano Fuksas, architetto, è irritato per le polemiche intorno al suo progetto per il parco alla Rossani a Bari. I cittadini impegnati nella progettazione partecipata hanno sollevato diverse obiezioni, tra cui la scelta di una pianta giapponese. Fuksas afferma che il dibattito è simile a quelle delle riunioni di condominio e che non è un processo scientifico. Ha vinto un concorso per il progetto Bari centrale, che ripenserà l'area della ferrovia. Ha anche partecipato a progetti in altre città, come New York e Qatar. Fuksas è pronto a confrontarsi con i cittadini, ma afferma che i professionisti devono essere coinvolti nella progettazione.
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