«PERMETTETEMI di farlo copiare, prima di abbandonarlo. Lasciarlo sarà come separarmi da un figlio». Il nobile romano Tommaso de' Cavalieri soffriva all'idea di dover donare a Cosimo I de' Medici, in segno di riverenza coatta, la splendida testa di Cleopatra che Michelangelo creò per lui, amico amatissimo, e non solo in senso platonico. Ecco perché Tommaso, in attesa di consegnare il foglio al duca di Firenze, ricorse a una pratica comune. Convocò un bravo copista e gli ordinò un duplicato perfetto. Il confronto fra l'originale (arrivato da Casa Buonarroti) e il suo doppio (scovato a Rotterdam) mette alla prova la vista nella mostra che il Castello Sforzesco dedica proprio alle copie tratte dai disegni del genio fiorentino, disposte negli spazi accanto al museo della Pietà Rondanini, trasformati da uffici in sale per esposizioni, sempre legate alla storia e alla gloria del Buonarroti. Prodotta dal Comune, da Fondazione Cariplo e Civita, costata un milione di euro e curata da tre studiosi milanesi, Alessia Alberti, Alessandro Rovetta e Claudio Salsi, la mostra allinea (fino al 10 gennaio) 86 opere, fra matite, dipinti, incisioni, cammei, placchette e maioliche, prestate da musei di mezzo mondo. Uffizi, Prado, British, Louvre, Windsor e Albertina di Vienna, solo per dirne alcuni. Il titolo "D'après Michelangelo", cioè "da Michelangelo", dice tutto su un percorso che insegue il successo di un artista considerato già un mito da vivo. Le sue immagini erano replicate come prototipi, brand griffati, dagli stampatori che ne immettevano sul mercato centinaia di esemplari e dai cesellatori che inventavano gadget, gioielli, decori. Frutto di un lavoro da segugi, emergono una decina di soggetti imitatissimi, usciti soprattutto dalle carte più intime, confessioni di un animo inquieto, diviso fra amore e morte, carne e spirito. Per Tommaso la cui «beltà mi lega » disegnò un Ganimede aitante, rapito (felicemente) da Zeus, metafora erotica della loro relazione pericolosa. E anche un Fetonte (secondo originale del maestro, oltre Cleopatra, concesso dalle Galleria dell'Accademia di Venezia), caduto dal cielo, tutto nudo e tutto sodo. Ai contemporanei piacque il dinamismo della scena, che torna infatti su piatti e medagliette. Troppo chiuso nei suoi pensieri, Michelangelo ignorò questa diffusione "social", senza pretendere il copyright. Neanche quando a proliferare furono le sue scene sacre e dolorose, seguite alla crisi di coscienza: le carte per la marchesa Vittoria Colonna, come lui ossessionata dai brani della Crocifissione e della Pietà, trasformate dagli emulatori in icone devozionali. Con l'apertura del museo della Pietà, i nuovi bookshop, la caffetteria il Castello ha visto i visitatori aumentare del 64 rispetto al 2014, per un totale, a oggi, di 407mila.
Quanti bravi copioni sulle tracce di Michelangelo
Il Castello Sforzesco di Milano ospita una mostra sulle copie di opere di Michelangelo, curata da tre studiosi milanesi. La mostra, prodotta dal Comune, da Fondazione Cariplo e Civita, presenta 86 opere, tra matite, dipinti, incisioni e maioliche, prestate da musei di tutto il mondo. Le opere sono state scelte per mostrare la diffusione delle immagini di Michelangelo, che erano state riprodotte e imitate senza il consenso dell'artista. La mostra mette in luce la diffusione delle opere di Michelangelo, che erano state riprodotte e imitate senza il consenso dell'artista.
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