Parla Gabriele Finaldi, l'italiano alla guida della National Gallery. "Qui a Londra, anche durante lo sciopero, apriamo al pubblico" LONDRA - Gli stranieri dirigono musei in Italia e ora un italiano dirige uno dei più importanti musei britannici: è il momento dei migranti anche nel mondo dell'arte? "Sono sorpreso che ci sia voluto così tanto, i musei riflettono spesso una cultura internazionale ed è giusto che a guidarli ci siano persone con un retroterra ampio", dice Gabriele Finaldi, da un mese nuovo direttore della National Gallery, la più importante pinacoteca di Londra e una delle maggiori d'Europa. Nato a Londra cinquant'anni fa da padre napoletano e madre anglo-polacca, laurea e dottorato al Courtauld Institute of Art, per tredici anni a Madrid come vice-direttore del Prado, Finaldi ha incontrato la stampa per presentare i suoi piani per il museo londinese che è stato chiamato a dirigere. Ma ha inevitabilmente finito per parlare (prima in un inglese privo di qualunque accento da immigrato, poi in italiano perfetto) anche di Italia, dalle sue radici allo sciopero al Colosseo. Il premier Cameron, firmando la sua nomina, l'ha definita "il direttore perfetto" per la National Gallery. Si sente perfetto? "È la galleria che dirigo ad essere una perfetta collezione di opere d'arte, in grado di riflettere tutta la pittura europea, da Giotto a fine '800. È un grande privilegio lavorare qui e anche un po' un ritorno a casa, perché a Londra sono cresciuto, ho studiato e lavorato come curatore di tante mostre proprio alla National Gallery". Che impronta darà al suo museo? "Vorrei farne una galleria sempre più aperta a collaborazioni internazionali, attiva nel campo della ricerca, capace di influenzare e ispirare chi ama l'arte e ci lavora. L'obiettivo è avere non solo un museo di antichi maestri, ma di arte di ogni epoca". A proposito di antichi maestri, non tutti gli esperti sono sicuri che i vostri due quadri di Michelangelo siano suoi, anziché di qualche allievo della sua scuola. "Noi invece crediamo che siano di Michelangelo e di avere prove sufficienti per dimostrarlo. Sono opere giovanili che aiutano a comprendere i capolavori dell'artista più maturo". Dirige un grande museo inglese: contano le sue radici italiane? "Contano perché in Inghilterra sono cresciuto da italiano, è stata la mia famiglia a comunicarmi un interesse per la musica, la lirica, l'arte". Come giudica la decisione italiana di mettere anche stranieri a dirigere i musei del Paese? A Londra ora c'è un italiano alla National Gallery, lei, e un tedesco al British... "Mi sorprende che ci sia voluto così tanto ad arrivarci. In Europa abbiamo libertà di movimento, ma i musei sono stati più lenti di altri settori a condividere il fenomeno. E invece proprio le gallerie d'arte, riflettendo una cultura globale, sono adatte ad essere guidate da persone con un ampio retroterra culturale". Il Colosseo è rimasto chiuso a causa di un'assemblea del personale, invece la National Gallery, nonostante uno sciopero che si protrae, è sempre aperta: come mai? "Perché una parte dei nostri dipendenti continua a lavorare e così abbiamo metà del museo aperto al pubblico: una parte alla mattina, un'altra al pomeriggio, sicché un visitatore, nell'arco della giornata, può teoricamente visitarlo tutto. Ma speriamo di risolvere presto il contenzioso in modo da porre termine allo sciopero". Ritiene giusto che il Colosseo o qualunque museo possa chiudere per uno sciopero? "Dipende dalla situazione locale. Noi alla National Gallery siamo convinti della necessità di offrire un servizio pubblico e per questo cerchiamo di rimanere aperti". L'ingresso nei musei in Inghilterra è gratuito: consiglia la stessa cosa anche ai musei italiani? "Qui c'è ormai una lunga tradizione a favore dell'ingresso gratuito. Del resto i musei non vengono chiamati "di Stato" ma "nazionali": è un modo per dire che appartengono alla nazione, e più in generale non solo ai cittadini britannici ma all'umanità intera, visto che entrano tutti gratis. Non mi permetto di dare consigli ai colleghi italiani, ma da parte nostra c'è lo sforzo di far partecipare il più possibile il pubblico alla vita del museo e l'ingresso gratuito serve allo scopo, visto che aumentiamo costantemente i visitatori". Dirigerebbe un museo italiano? "Ho ancora una pila di scatoloni chiusi nel mio ufficio: sono appena arrivato alla National Gallery e voglio fare un buon lavoro qui".