Chissà cosa pensarono il pilota Bobby Godwin e il suo compagno di cabina John Houck quando il primo colpo di mitraglia centrò il loro aereo, la celebrata fortezza volante B17-F, a poche miglia da capo Mongerbino, il 18 aprile del '43. Un aereo del 353 squadrone dell'aviazione americana che aveva un nome tutt'altro che invitante, "Devils from hell", diavoli dall'inferno. Lo sbarco degli alleati era in preparazione e quella del capitano Godwin e degli otto uomini di equipaggio era una delle tante incursioni pianificate dagli Alleati. L'aereo fu abbattuto all'ora di pranzo dalla contraerea, forse quella di capo Mongerbino, mentre i palermitani cercavano riparo negli improbabili rifugi anti-aerei. Il B-17 ebbe solo il tempo di planare pesantemente, per poi affondare nel mare al largo della foce oretea. Settantadue anni dopo l'abbattimento, il relitto di quell'aereo è stato trovato grazie a una segnalazione dei Vigili del fuoco del team di "Ombre dal fondo", da anni impegnato nella ricerca di relitti, in collaborazione con la Soprintendenza del mare, seguendo i racconti di alcuni storici. La carcassa si trova a 75 metri di profondità e a quattro miglia dal porto di Palermo. Non è l'unico relitto della seconda guerra mondiale scovato nei fondali palermitani. Solo attorno al golfo di Palermo se ne contano decine. Claudio Di Franco, funzionario della Soprintendenza del mare, elenca almeno una ventina di siti. Si tratta in prevalenza di navi. «Gli aerei dice Di Franco sono strutture troppo fragili per resistere agli spari della contraerea, agli impatti sul mare e all'azione devastante della pesca con lo strascico. Tuttavia, al largo di Capo Gallo, si conserva in buone condizioni il relitto di un aereo tedesco, uno Junker 52, un trimotore affondato nell'estate del '42». Nell'elenco dei relitti bellici figurano i piroscafi Ansaldo e Rosandra affondati a Capo Zafferano, il piroscafo Pegli, e la nave italiana carica di prigionieri inglesi "Loreto", colati a Picco a Isola delle Femmine. Quest'ultima costituì un vero rompicapo per gli italiani e tedeschi, perché fu fatta affondare appositamente dagli inglesi nonostante a bordo ci fossero soldati di sua maestà re Giorgio. Si è saputo solo di recente che si trattava di una strategia per tutelare la scoperta di Enigma, il sistema di decrittazione inventato dai tedeschi. Poi ci sono tre Vas, i mezzi navali italiani impiegati per la caccia ai sommergibili affondati nel porto, un sommergibile di nazionalità sconosciuta nelle acque di Capo Gallo, il piroscafo Gorizia all'imbocco della Cala e ancora le navi francesi requisite dai tedeschi: "Le Jacques Coeur", "Bois Rose" "Remy Chuinard". I primi due non erano certamente navi da guerra, erano addirittura due pescherecci, ma furono requisiti dai tedeschi e impiegati per scopi bellici. "Le Jacques Coeur" fu affondato a Isola, il "Bois Rose" ad Acqua dei Corsari. E nell'elenco si possono aggiungere anche il piroscafo Anna Gualdi e il torpediniere Generale Chinotto di cui si sa molto poco. Non è stato facile per i sub, gli operatori e i collaboratori della squadra di "Ombre dal fondo" intercettare il relitto del Boeing17-F. Dalla ricerca del punto di affondamento sulle carte nautiche, utilizzando il racconto degli storici, alle prime immersioni, è stato come cercare un ago nel pagliaio. A quella profondità anche le più potenti luci non riescono a fendere la spessa coltre di particelle in sospensione e sabbia che riflettono la luce. C'era da cercare un numero di matricola nel vano carrello, raschiare lo strato di molluschi cresciuto per tentare di leggere qualche scritta. Ma alla fine è stato possibile ottenere i dovuti riscontri: è stata individuata una delle 13 mitragliatrici poste in una torretta che rendevano quasi inespugnabile l'aereo. I risultati di quest'affascinante indagine subacquea saranno presentati all'Arsenale del Mare lunedì alle 17.30. «Con l'aiuto dello storico Alessandro Bellomo spiega il soprintendente del mare, Sebastiano Tusa siamo riusciti a dentificare l'aereo e a risalire all'intero equipaggio. Si tratta di un ritrovamento importante, ma tutta la Sicilia annovera ricchezze sommerse in gran parte inesplorate. Gli obiettivi effettivamente visitati e indagati sono pochissimi ».