Fin dalla copertina del libro di Salvatore Settis, presentato oggi all'Associazione della Stampa Estera, si ha ben chiara la posizione dello storico dell'arte sul tema della vendita dei beni artistici-culturali. L'immagine in copertina e' il 'Saturno divora i suoi figli' di Goya e' il titolo e' 'Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale'. L'autore, professore di storia dell'arte e archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e direttore dal '94 al '99 del Getty Research Institute for the History of Art and the Humanities di Los Angeles, ripercorre la storia dei beni culturali attraverso un'analisi puntuale dell'apparato legislativo che li ha gestiti fin dalla legge Bottai. "Le mie intenzioni erano quelle di sfuggire alla cronaca quotidiana - ha spiegato De Settis - di collocare il discorso sul patrimonio in un'ottica di lungo respiro storico per fare chiarezza su un dibattito che fin'ora si e' risolto nel "muro contro muro", in uno scambio di posizioni (Settis ha citato le lettere aperte Romiti - Urbani sul Sole 24 Ore e il dialogo a distanza fra Ciampi e Berlusconi in occasione della promulgazione della legge) che non ha assolutamente fatto chiarezza sul problema". Hanno presentato il libro (Einaudi; pp. 149; euro 8,80) lo storico dell'arte Andrea Emiliani, il giurista Fabio Merusi e l'economista Marcello De Cecco, figure professionali diverse per un pamphlet che affronta il tema da tutti e tre questi punti di vista. Emiliani ha ricordato come la notizia della creazione delle societa' Patrimonio SpA e Infrastrutture SpA e della possibile alienazione dei beni culturali del nostro paese abbia destato molta apprensione e stupore all'estero, ma anche in Italia dove la coscienza del valore del patrimonio e' molto cresciuta. Merusi invece ha sottolineato come l'inquadramento storico e giuridico in cui Settis colloca la Finanziaria 2002 (che offre ai privati la gestione di parchi e musei) e la legge Tremonti del giugno 2002 mette in luce chiaramente che il fallimento legislativo risale ai tempi del Fascismo. Nel 1939 venne promulgata la legge a tutela del patrimonio artistico in cui si considerava intrinsecamente uniti e ugualmente da tutelare i beni storici e artistici pubblici e privati del paese, fin da subito pero' questa legge all'avanguardia venne abrogata dal nascente codice civile che accomunava i beni culturali a quelli demaniali, ottenendo il risultato di equiparare le rosse case cantoniere alle opere d'arte. L'economista Marcello De Cecco ha poi chiarito quale sia il progetto di natura economica (a suo giudizio assolutamente irrealizzabile) che sta dietro alla legge Tremonti. "Il Governo Berlusconi ha fatto un'operazione simile a quella che aveva fatto ai suoi tempi Mussolini - ha spiegato De Cecco - quando aveva nazionalizzato le casse di risparmio vendendo loro titoli di stato che non valevano nulla. In questo caso invece la creazione delle due societa' (Patrimonio e Infrastrutture) aveva lo scopo di appropriarsi dei fondi bancari delle casse di risparmio con la formula della cartolarizzazione, vale a dire l'emissione e la vendita alle banche da parte della Infrastrutture Spa di obbligazioni garantite dal valore di beni pubblici posti in vendita a prezzi inferiori (fino al 50 per cento) ai prezzi del mercato." Sebbene sia Fabio Merusi che Marcello De Cecco dichiarino che il rischio e' limitato per una forma di resistenza passiva delle amministrazioni locali, l'allarme rimane alto per un paese come il nostro in cui, come ha ricordato Settis, la dote italiana nell'ingresso in Europa piu' che il Colosseo e' una cultura della tutela che permette che il Colosseo sia ancora li'. Mentre l'autore auspica di vedere sfatate tutte le sue paure e contraddetti tutti i suoi allarmi, Merusi ipotizza un possibile riscatto per il Ministro Giuliano Urbani che ha una delega di diciotto mesi in bianco per la riforma del Testo Unico, con un ritorno alle origini della legge Bottai, con una disciplina integrale dei beni artistici pubblici e privati che affidi alle fondazioni la tutela dei beni culturali poiche' "i caffe' bevuti nei musei non possono bastare a coprirne le spese".(ANSA). Y08