Il complesso di palazzo Guinigi venne realizzato tra la fine del 1.300 e l'inizio del '400 mettendo in comunicazione cinque torri che formano l'attuale edificio d'impianto romanico-gotico lucchese, all'epoca di proprietà dei Guinigi. Alla morte dell'ultimo discendente della famiglia, il palazzo e la Torre passarono tra i beni del Comune. Venendo a tempi più recenti, i lavori di restauro del palazzo sono iniziati nel 1986 con i finanziamenti pubblici del Fio (Fondo investimenti e occupazione), affidati alla Fiat Engineering su progetto e direzione della Soprintendenza di Pisa. Successivamente, nel corso degli anni '90 e '00, si sono aggiunti altri stanziamenti pubblici: prima dal governo Prodi, all'epoca in cui era ministro dei Beni Culturali Walter Veltroni, poi da altri esecutivi. In totale i lavori sono durati per oltre 20 anni e hanno assorbito circa 15 miliardi di vecchie lire. Il problema è che sono stati condotti con criteri che alcuni giudicano discutibili: ad esempio, la pavimentazione in graniglia poco adatta a un palazzo del 1.400, infissi non in accordo con lo stile del palazzo, arcate e bifore murate con dei mattoni e molti altri scempi sono ancora ben visibili. Non un bello spettacolo. Ciononostante, per alcuni anni a cavallo tra il 2009 e il 2014 palazzo Guinigi ha ospitato il Must (Museo della città) e alcune mostre temporanee. Era gestito direttamente dal Comune, ma i numeri non tornavano e così lo scorso anno si è deciso di chiuderlo. Al piano terra è rimasto il museo della Liberazione, ma anche la sua sorte è in dubbio, dato che da oltre un anno il Comune ha deciso di revocare la convenzione all'associazione che lo gestisce.