OMBRE magari proiettate magari dal fatto che il neodirettore, storico dell'arte oggi a capo del Museo di Dresda, sia nato fuori dai confini del regno. Ad ulteriore riprova che prende piede a maggior ragione attorno alle success stories come quella del museo inglese la convinzione che il cultural heritage è globale, non "proprietà" di una nazione, ma del mondo intero. Ed è questa nuova consapevolezza ad animare il turismo culturale, e a muovere da un continente all'altro cittadini del mondo che entrano agli Uffizi o visitano il Colosseo con la certezza di riappropriarsi di un pezzo di cultura che è anche la loro, in quanto espressione della storia dell'umanità, più che di un popolo, oggi resa più vicina dai media e dalle nuove tecnologie. Perciò non deve stupire che i manager dei musei siano anch'essi sempre più global: come in Uk, anche in Italia arrivano direttori stranieri, mentre in molti altri paesi del mondo è frequente già da tempo avere direttori e curatori provenienti dall'estero. Da gennaio 2016 anche Torino sarà un esempio: a guidare Rivoli e la Gam arriverà Carolyn Christov-Bakargev. Origini piemontesi e bulgare, cittadinanza americana e italiana, e la promessa di un'esperienza professionale maturata in tutto il mondo che non potrà che portare valore ai nostri musei. Nel segno dei tempi, in cui il "travaso" di cultura ed esperienze che è espressione naturale della contemporaneità non può che portare benefici, crescita, scambio. A proposito, anche Neil McGregor, il direttore uscente del British Museum- cui si devono i risultati degli ultimi anni si trasferisce. A Berlino.