ALCUNE TELE come il frammento centrale di "Le déjeuner sur l'herbe" e il sontuoso ritratto di Madame Gaudibert, con i paesaggi da Argenteuil a Honfleur sono già appese alle pareti nell'Exhibition Area al primo piano. Altri stanno ancora nelle casse, in attesa di rivedere la luce, pure attenuata per motivi di sicurezza, dopo il viaggio che da Parigi le ha portate in via Magenta. Sono approdate ieri mattina alla Gam le quaranta opere dell'attesissima mostra di Monet, che si inaugura giovedì sera e apre al pubblico dal giorno dopo. La terza realizzata in collaborazione con il Musée d'Orsay, da cui provengono tutte le opere. Le altre avevano avuto come protagonisti Degas, nel 2012 alla Promotrice, e Renoir nel 2013 già alla Gam: e fu un successo sancito da 260mila visitatori, che si spera di replicare con quest'ultima, realizzata in una sorta di partnership istituzionale tra la Città di Torino, il Musée d'Orsay e il suo presidente Guy Cogeval con il gruppo Skira. «La prima opera che abbiamo spacchettatto, e il lavoro ci ha richiesto l'intera mattina, è il "Déjeuner sur l'herbe", per la prima volta in Italia come altri sei capolavori: una parte soltanto, perché l'opera era stata data in pegno per pagare l'affitto della casa di Argenteuil e tagliata dallo stesso artista per salvarne alcune parti dice Virginia Bertone, conservatrice del museo torinese e curatrice della mostra con Xavier Rey, 33 anni appena, responsabile delle collezioni del Musée d'Orsay e specialista del pittore parigino. Stamane ci siamo concentrati anche sul ritratto di Madame Gaudibert, interessante perché rivela una bella storia collezionistica. Il marito della signora, Louis Joachim, è stato uno dei primi a raccogliere i dipinti di Monet: questo, del 1868, fu poi donato ai Musei nazionali francesi». Un quadro di superba bellezza, che potrà essere messo a confronto con il "Ritratto di signora" di Giovanni Boldini, esposto poco lontano nel museo. «Così come ci piace che il visitatore, dopo avere ammirato il nucleo dei quadri di Argenteuil, vada a vedere la serie di stagni di Fontanesi: anche lui, seppure più vecchio, ha avuto come modello la Scuola di Barbizon ». Perché, è ancora Bertone a spiegare, «siamo molto onorati di poter collaborare con un'istituzione così importante, mettendo a confronto le rispettive raccolte: è anche questo il senso dell'iniziativa, altrimenti non si capirebbe il perché di questa esposizione: la mostra insomma continua nel museo». Xavier Rey dice che le opere esposte «hanno permesso di allestire una mostra cronologica e anche tematica: Monet resta noto soprattutto per i paesaggi, come gli altri impressionisti, ma c'è anche molto altro». I paesaggi sono comunque numerosi, alcuni ieri pomeriggio erano già appesi, molti ancora nelle casse: ed era bello assistere in diretta a quel febbrile lavoro per l'allestimento. Nella prima sala si poteva già vedere "Aia in Normandia", appoggiato sul tavolo c'era "Il calesse. Strada sotto la neve a Honfleur", alla parete anche il trittico con tre diverse vedute di Alfred Sisley, Camille Pissarro e Claude Monet, acquistate alla fine degli anni Settanta dal collezionista Ernest May, poi donate ai musei di Stato. Tra i pezzi esposti, la grande tela con "I tacchini" e ancora un ritratto, "La signora Monet sul divano". Non si potevano ancora ammirare invece "Regate ad Argenteuil" e "Studio di figura en plein air: donna con parasole girata verso destra". La mostra si conclude con l'ultima parte della produzione dell'artista, di cui sono espressione le due versioni della Cattedrale di Rouen, ieri già esposte, e "Londra: il Parlamento", in cui l'architettura monumentale del parlamento inglese è ormai quasi dissolta nella luce.
Scartati e appesi alla Gam i capolavori di Monet Sette al "debutto" in Italia
La mostra di Monet, inaugurata giovedì sera, presenta 40 opere dell'artista francese, tra cui il famoso "Déjeuner sur l'herbe" e il ritratto di Madame Gaudibert. Le opere sono state selezionate in collaborazione con il Musée d'Orsay e la Città di Torino. La mostra si apre al pubblico dal giorno dopo e si conclude con l'ultima parte della produzione di Monet, tra cui due versioni della Cattedrale di Rouen. Le opere sono state selezionate per mostrare la varietà dell'arte di Monet, che non è solo noto per i paesaggi, ma anche per i ritratti e le opere di figura.
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