UN PUBBLICO commosso di amici, ex allievi e studiosi, presente l'attuale direttore del Museo Egizio Cristian Greco, si è stretto intorno ai familiari ieri mattina nella chiesa di San Giuseppe, in via Santa Teresa, per un saluto a Silvio Curto, insigne egittologo scomparso giovedì a 96 anni. Curto è stato per 20 anni alla guida del museo in via Accademia delle Scienze: nel 1984 gli è subentrata Anna Maria Donadoni, già sua collaboratrice, che ora lo ricorda con affetto. Dottoressa Donadoni, quando ha iniziato a lavorare con Curto? «Nel 1965 sono entrata come ispettore alla soprintendenza dell'Egizio, quando Curto ne era direttore. Da allora ho operato al suo fianco, salvo il periodo dal 1979 al 1984, che ho trascorso a Roma all'Istituto Centrale del Restauro. Sono tornata a Torino per prendere il suo posto nell'84, quando lui è andato in pensione. Ma anche allora abbiamo continuato a frequentarci, perché non ha mai smesso di studiare e consultare la biblioteca. Non capita sempre quando un capo lascia, ma a noi è successo. In realtà ci legava una grande amicizia, che è rimasta nel tempo, anche nei confronti della moglie Anna Maria e del figlio Guido. E lo stesso vale per mio marito (l'egittologo Sergio Donadoni, ndr), che con lui aveva condiviso missioni e scavi. La notizia della sua scomparsa ci ha molto addolorato». Come si lavorava con lui? «Era molto collaborativo: ognuno faceva la sua parte e non ci sono mai stati problemi. Io lo conoscevo già da prima, perché negli anni '60 come lui mi trovavo in Nubia, per il corso di perfezionamento in egittologia: ricordo l'entusiasmo nell'apprendere che per ringraziare della collaborazione italiana per il salvataggio dei monumenti durante la costruzione della diga di Assuan, il governo egiziano, su proposta dell'Unesco, ci avrebbe donato il tempio di Ellesjia, tuttora in via Accademia delle Scienze. E ricordo l'affanno perché il tempio venne tagliato all'ultimo, quando l'acqua stava ormai salendo, le difficoltà nel farlo arrivare, il viaggio in nave da Alessandria a Genova, il restauro dai Nicola ad Aramengo e soprattutto l'impegno di Curto, come anche dell'allora sindaco di Torino Grosso. E l'emozione provata all'inaugurazione del tempio rimontato nel museo, nel '67». Che cosa ricorda in particolare di Curto? «Come capo era molto serio, ma aveva gesti affettuosi, da amico: pensi che a ogni inizio di stagione mi portava i marron glacé. Dopo le conferenze degli Amici del museo si andava a cena anche con la moglie e il figlio, che ho conosciuto bambino. Insomma, eravamo legati e lo ricordo con commozione». Ha visto il nuovo Egizio? «Sì, a giugno, quando sono venuta a Torino per un convegno dedicato dall'Accademia delle Scienze a mio marito che ha compiuto 100 anni: mi è piaciuto, anche se è molto cambiato e non lo riconosco più. Purtroppo il tempo a disposizione era poco, mi ripropongo di tornarci per una visita più approfondita ».
"Curto,un maestro è stato lui a rendere il museo Egizio quello che oggi è"
Ieri mattina, nella chiesa di San Giuseppe, si è tenuto un saluto per Silvio Curto, egittologo scomparso a 96 anni. Curto era stato direttore del Museo Egizio per 20 anni, fino al 1984, quando è andato in pensione. La sua collaboratrice Anna Maria Donadoni, che lo ricorda con affetto, ha detto che Curto era molto collaborativo e che la loro amicizia è rimasta nel tempo. Donadoni ha ricordato che Curto era molto serio, ma aveva gesti affettuosi, da amico, e che lo ricorda con commozione. Curto ha visto il nuovo Egizio, che è cambiato molto, ma ha detto che è piaciuto.
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