Edifici che scompaiono tra le pieghe della terra. Hotel fatti della stessa sostanza della scogliera circostante. Grattacieli con un cuore primordiale di pietra. Sono le architetture litiche più virtuose realizzate negli ultimi anni nel mondo. A premiarle l'"International award architecture in stone", il riconoscimento biennale giunto alla quattordicesima edizione organizzato da Marmomacc e rivolto alle grandi opere in materiale lapideo: 31 progetti situati in 18 Paesi, selezionati da una giuria composta da Francesco Dal Co, docente presso il dipartimento di architettura dell'università di Venezia, Juan José Lahuerta della Barcelona School of Architecture (Etsab), Werner Oechslin del Federal Institute of Technology di Zurigo (Eth), Cino Zucchi dell'università di Milano e Vincenzo Pavan dell'università di Ferrara. Quest'ultimo, ideatore del premio e curatore dell'area culturale di Marmomacc, spiega il valore dei progetti scelti: «Sono opere molto diverse tra loro, ma accomunate dall'uso della pietra locale e delle antiche maestranze. Il risultato sono edifici pubblici, luoghi di culto, musei, abitazioni e alberghi sapientemente integrati nel paesaggio». Sul podio anche i piccoli studi: «Abbiamo premiato per la prima volta un architetto turco, Emre Arolat, per una moschea realizzata nella periferia di Istanbul nel 2012. L'elemento che rende il progetto parte del paesaggio è la scelta del materiale e la sua posa in opera: la pietra locale è stata utilizzata nella sua forma più rustica, in elementi semplici che ricordano le costruzioni rurali». Ha la stessa concentrazione basaltica della scogliera sulla quale sorge il Giant's Causeway Centre, lo spazio di accoglienza turistica ad Antrim, in Irlanda del Nord: «Il duo creativo formato dall'irlandese Roisin Heneghan e dal cinese Shih-Fu Peng ha ideato nel 2014 una struttura proprio partendo dal materiale locale, il basalto, e costruendo un edificio asimmetrico che si confonde con le rocce». Poi tra i premiati due nomi di fama internazionale: Max Dudler che con l'Atelier WW ha impiegato la pietra in chiave moderna, come un materiale "industriale" per rivestire gli edifici a torre di Zurigo, ultimati nel 2013. E David Chipperfield, che con il museo Jumex di Città del Messico «ha vinto la sfida progettuale di far emergere un edificio in un contesto urbano disordinato. Per risolvere il problema l'architetto e il suo studio hanno creato un edificio più piccolo rispetto a quelli vicini, donandogli identità con un tetto dentato che richiama le coperture delle fabbriche. Il risultato è un monumento "gentile" che si impone in modo delicato nel contesto urbano». Infine, un premio alla memoria ad Adalberto Libera, per aver sperimentato negli anni Cinquanta un'unità abitativa orizzontale nel quartiere Tuscolano a Roma, una residenza di ispirazione mediterranea. Gli schizzi, i video e i prototipi delle opere sono in mostra durante Marmomacc nell'area culturare ArchitectureDesign tra i padiglioni 2 e 3; i vincitori saranno premiati il 2 ottobre alle 10 presso l'area Forum del padiglione 1.