L'espressione più alta della tecnologia italiana in campo di infrastrutture ferroviarie, l'Alta Velocità, passa attraverso millenni di storia del Lazio. Testimonianze di fauna e flora risalenti al Neolitico, insediamenti umani del IV secolo a.C. e resti di ville e luoghi di culto di epoca romana faranno da sfondo ai treni dell'Alta Velocità, che sai-anno attivi entro la fine dell'anno. Sono alcuni degli innumerevoli reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi nel Lazio lungo i 130 chilometri di Tav in direzione di Napoli, presentati ieri, giovedì, presso il ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla presenza del ministro Buttiglione, del ministro delle Infrastrutture, Lunardi, del presidente di Ferrovie dello Stato, Catania, del direttore generale per i Beni archeologici, Reggiani, e del Soprintendente per i beni archeologici del Lazio, Moretti. Tutte le informazioni sui reperti sono state raccolte su di un dvd realizzato con la collaborazione del Ministero e le Fs, che sarà distribuito nei musei archeologici e nelle stazioni ferroviarie del Lazio. Il lavoro sarà anche utilizzato per progetti di formazione nelle scuole grazie a delle ricostruzioni tridimensionali. Su tutta la linea italiana di oltre 630 chilometri della Tav, ci sono stati circa 200 ritrovamenti, 140 dei quali avvenuti nel tratto laziale da Zagarolo a Cassino, dove è stato riscontrato un sito ogni 500 metri. Ogni sito scoperto è stato mònito-rato con un sistema di rilevamenti tecnologici, catalogato e tutelato a seconda delle proprie caratteristiche. «Il lavoro sperimentale svolto è frutto di un'intensa collaborazione fra istituzioni ha commentato Anna Maria Reggiani . Precedentemente le opere di scavo per le infrastrutture venivano realizzate senza un appropriato monitoraggio preventivo e ogni qualvolta venivano rinvenuti dei resti archeologici, si bloccavano i lavori, con perdite in termini economici e di tempo. Questo nuovo approccio, al contrario, utilizzando ogni mezzo di rilevamento, aereo o diretto, ha permesso lo studio storico dei reperti incontrati e, dove è stato possibile, la tutela e la musealizzazione dei siti. Il tutto senza aggravare eccessivamente il bilancio dei costi, ma con un aggiunta di soli 950 euro a chilometro. In questo modo abbiamo potuto recuperare le informazioni di un'area molto ricca di reperti, dove gli insediamenti umani risalgono persino all'era preistorica». Il Basso Lazio, infatti, grazie alla sua morfologia e ricchezza di acque, è stato sempre altamente popolato, soprattutto da comunità agricole. Durante l'epoca romana fu attraversato da alcune delle più importanti vie di accesso alla Caput Mundi, come la Collatina, la Prenestina, l'Appia e la via Latina, i cui resti di basolato sono facilmente reperibili appena al di sotto del manto erboso. Le indagini preliminari effettuate prima di compiere gli scavi hanno permesso la scoperta del 92 dei siti archeologici, solo il rimanente 8 ha costituito una vera sorpresa in corso d'opera. Ciò ha permesso al Ministero e alle Soprintendenze di effettuare interventi a monte con progetti di tutela e recupero. A causa dell'altissima densità, sono state operate delle selezioni dei reperti principali, ciò nonostante è stata conservata la testimonianza storica dell'intera area. Sono stati catalogati, monitorati e salvaguardati resti di impianti produttivi agricoli e tratti di strade, reperti dell'acquedotto Vergine antico nei pressi della Collatina, resti di ville rustiche romane e imperiali come quella di Corcolle, in provincia di Roma, resti di fattorie romane, di stazioni di sosta vicino a Valmontone, di monumenti funerali e luoghi di culto a Ceccano e Colle Noce Ovest, e a Ceprano testimonianze fossili di fauna e flora di 400.000 anni fa. «Un approccio sistematico di monitoraggio si è sviluppato sin dal 1994, parallelamente alla costruzione e agli scavi della linea ha sottolineato la Soprintendente Anna Maria Moretti. Così sono stati rinvenuti reperti di importanza sia artistica che storica risalenti di un ampio arco di tempo, dal VI sec. a.C. al IV-sec. d.C. e alcuni siti ancora più antichi che hanno testimoniato la conformazione paesaggistica e la fauna preistorica del Lazio. Con le informazioni ricavate e i reperti trasportabili abbiamo allestito, il museo archeologico di Valmontone ed arricchito quello di Segni, mentre i reperti del paleoambiente sono stati recuperati a Pofi». Fra i ritrovamenti archeologici principali, il Santuario di Fontana della Grotta, nel Comune di Ceccano. Dai resti di animali sacrificati rivenuti si è risalito a riti propiziatori del culto pagano della dea Demetra Cerere, del IV sec. a.C, poi convcrtito al Cristianesimo come testimoniano i ritrovamenti di due antichissimi crocifissi. Il sito, recuperato integralmente da uno scavo, sarà inserito in un percorso archeologico.
In un dvd i ritrovamenti archeologici nei cantieri dell'Alta Velocità
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Ferrovie dello Stato hanno presentato ieri i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi lungo la linea ferroviaria Tav, che passerà attraverso il Lazio. I reperti risalgono al Neolitico, all'epoca romana e al periodo cristiano. Sono stati trovati resti di ville e luoghi di culto, impianti produttivi agricoli, strade e acquedotti. Tra i reperti più importanti vi sono i resti di un santuario pagano e due crocifissi cristiani. I reperti sono stati catalogati e tutelati con un sistema di rilevamenti tecnologici.
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