È l'effetto principale del nuovo protocollo d'intesa tra Comune, Regione e Soprintendenza. C'è già l'ok della giunta Le bancarelle non torneranno più in piazza dei Miracoli, nemmeno una volta conclusi i lavori al Museo delle Sinopie per i quali sono stati chiesti almeno ulteriori due mesi di proroga. Questo quanto recita il protocollo d'intesa tra Comune, Regione e Soprintendenza - da Il Tirreno anticipato ieri - che viaggia spedito verso la firma definitiva dopo l'approvazione nei giorni scorsi sia della giunta regionale che di quella di Palazzo Gambacorti. Firme che dovranno essere apposte dal soprintendente Andrea Muzzi, dal governatore Enrico Rossi e dal sindaco Marco Filippeschi. Il protocollo recepisce le indicazioni del decreto Franceschini per quanto riguarda il decoro dei luoghi di particolare pregio artistico e monumentale, trasferendole a piazza dei Miracoli come sito Unesco. In particolare, applicando l'articolo 52 del Codice dei beni culturali e dei paesaggi e cioè quello relativo alla possibilità di revoca delle licenze per i venditori ambulanti inseriti in aree ritenute incompatibili "con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione". Articolo che la Consulta aveva ritenuto incostituzionale in quanto non prevedeva, nella sua stesura iniziale, il coinvolgimento della Regione. Coinvolgimento che però è stato recuperato nel protocollo proprio per rispettare i principi della Suprema Corte "integrando - si legge - i livelli istituzionali coinvolti nel quadro delle intese previste dall'art. 52 anche con il livello regionale, salvaguardando il rispetto delle prerogative riconosciute in ambito costituzionale». A questo punto non sembrano esserci più ostacoli all'applicazione del decreto Franceschini per piazza dei Miracoli, con i bancarellai che quindi non potranno rientrare. Ma il protocollo, anche una volta firmato, non basterà. Innanzitutto, come previsto al suo interno, dovrà essere istituito il "Comitato interistituzionale per il decoro", formato dai rappresentanti di Soprintendenza, Regione e Comune. Con il compito di individuare (entro marzo 2016) "le aree nelle quali sono da considerarsi vietati gli usi e le attività non compatibili con la loro tutela e valorizzazione, e le aree nelle quali sono consentite a condizioni particolari determinate attività e comunque assicurandone il decoro mediante specifiche prescrizioni". Successivamente, i risultati del Comitato saranno recepiti dai singoli enti, ognuno per le proprie competenze: dal rilascio di nuove autorizzazioni delle attività commerciali agli atti di pianificazione urbanistica, dalla revoca delle autorizzazioni e delle concessioni di suolo pubblico non più compatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, fino al trasferimento delle attività commerciali in una collocazione alternativa potenzialmente equivalente. In particolare, Palazzo Gambacorti dovrà provvedere ad un nuovo piano del commercio su aree pubbliche che sposti in maniera definitiva il mercato del Duomo. Un passaggio tutt'altro che breve ed agevole, visto che deve passare attraverso innanzitutto l'individuazione di un'area alternativa e commercialmente equivalente e poi dalla concertazione con le associazioni di categoria. Nell'attesa, probabilmente, l'idea è quella di mantenere ancora le 42 attività trasferite da piazza dei Miracoli nell'attuale sede di piazza Manin.