Cosa significa "vestire Teramo di virtuale"? Come dare concretezza a un progetto che intende applicare le nuove tecnologie al patrimonio culturale cittadino in maniera tale da renderlo più fruibile? E quali potrebbero essere i ritorni, anche economici, per il territorio? Se ne è parlato all'Arca, durante l'incontro organizzato dal polo museale nell'ambito del Festival del Virtuale. Paola Di Felice, direttrice artistica dell'iniziativa, ha fatto il punto su un progetto nato in realtà già nel 2007, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche, e del quale il festival è stato una sorta di vetrina. Insieme a Di Felice è intervenuto Maurizio Forte, professore alla Duke university, nella Carolina del Nord, che ha preso parte all'ideazione della Teramo in 3d in virtù della sua esperienza nel settore delle nuove tecnologie applicate all'archeologia. I due hanno ripercorso le tappe del progetto che prevede una ricontestualizzazione dei siti archeologici teramani tramite l'utilizzo di display di grandi dimensioni, schermi tattili, avatar e guide multimediali da collocare nello spazio urbano. Alcuni interventi, come si è visto nei giorni del festival, sono stati già realizzati nel sito di Sant'Anna e al museo archeologico grazie a installazioni e ricostruzioni virtuali. «Si potrebbe fare di più: pensare eventi che abbiano come scenario questi spazi reinventati attraverso l'arte; oppure creare una carta del cittadino virtuale che permetta di caricare foto dei monumenti della propria città o di accedere a lezioni online sulla Teramo che fu», ha suggerito Forte. La città diventerebbe così una sorta di museo diffuso, capace di raccontare le trasformazioni di un ecosistema, di un intero tessuto sociale, e non solo un di singolo monumento. Ma, come ha sottolineato Di Felice, «non andremo da nessuna parte se non andremo insieme», invitando a raccolta addetti ai lavori e non solo. In merito è intervenuta anche l'assessore alla cultura Francesca Lucantoni che ha spiegato come l'amministrazione finanzierà l'iniziativa: «Abbiamo presentato in Regione una prima bozza del progetto al fine di ottenere i finanziamenti europei tramite i fondi strutturali Por Fesr». La manifestazione si è conclusa quindi con un aperitivo sul connubio tra cibo e tecnologia presentato dal giornalista enogastronomico Antonio Paolini in collaborazione con lo chef Alessandro De Antoniis.