Il carbonio 14 ha dato l'ultimo responso: nel convento di Sant'Orsola a Firenze ci sono resti ossei - frammenti di femore e di tibia - di una donna morta in un periodo temporale "coevo" alla sepoltura di Lisa Gherardini Del Giocondo (1479-1542), la modella di Leonardo da Vinci per la Gioconda. Lo ha annunciato a Firenze Silvano Vinceti, il ricercatore già noto per i suoi studi su Caravaggio, che coordina il Comitato di valorizzazione dei beni culturali in Italia. Vinceti ha spiegato che questo esito - insieme ad altri riscontri scientifici di carattere antropologico, storico ed archeologico - fa ritenere «molto probabile che abbiamo individuato i resti ossei di Lisa» anche se «per il rigore dei nostri studi multidisciplinari non diamo la sicurezza», ha precisato. «Faccio notare - ha aggiunto con una punta polemica - che molti storici avrebbero detto che si tratta di Lisa solo sulla base di semplici enunciazioni, con molti elementi in meno e senza nessuno dei dati scientifici che abbiamo riscontrato». In una prima fase il carbonio 14 aveva dato esito negativo: età e periodo di sepoltura dei resti esaminati erano troppo lontani dal 15 luglio 1542, quando Lisa morì e fu pubblicamente sepolta nel monastero. Poi la svolta, grazie alla scoperta di altri resti, appartenenti a quattro persone diverse, in un cassone celato dalla cripta. Vinceti ha ricordato come indizi convergenti «i dati stratigrafici rilevati dagli archeologi della Soprintendenza di Firenze, i dati ottenuti dalle antropologhe della Soprintendenza e dal professor Giorgio Gruppioni dell'universit di Bologna e due diverse ricerche storico-documentarie» sugli assetti del convento e i registri delle sepolture. Ora però gli studi su Monna Lisa - che nel 2011 partirono con l'obiettivo finale di trovare il Dna per ricostruirne il volto al computer - si fermano. Infatti il passo successivo e necessario, sarebbe di procedere all'estrazione del Dna e al raffronto con altri resti, trovati nella tomba dei Del Giocondo in un'altra chiesa di Firenze, Santissima Annunziata, dove, oltre al marito, ci sono le sepolture dei figli di Lisa Gherardini. Ma i test genetici non sono possibili. Il perché lo ha spiegato il professor Gruppioni: «Con le tecnologie del Dna disponibili attualmente, il materiale che abbiamo repertato non è sufficiente, soprattutto per il degrado dei resti di Santissima Annunziata, alluvionati più volte nei secoli. Da lì, per un confronto, abbiamo due denti e un frammento osseo, non altro, e non è detto che siano di un figlio di Lisa». Unica via di uscita, una evoluzione delle tecnologie applicate agli studi sul Dna, migliori delle attuali. Quindi si rimane agli scavi, conclusi, in Sant'Orsola, il convento di suore dove Lisa Gherardini si ritirò da anziana e dove poi morì. I resti ossei trovati corrispondono a otto individui, quasi tutte donne. Solo uno, però, si avvicina al tempo di Lisa, pur in un "range" molto ampio: si tratterebbe di una donna di oltre 40 anni sepolta (dice il carbonio 14) tra il 1440 e il 1640. Lisa venne tumulata nel 1542. Però la traccia è debole. Vinceti comunque ha concluso la conferenza stampa dicendo di non voler abbandonare «il sogno di definire il volto di Monna Lisa», ma gli studiosi che lo affiancano hanno ribadito di «voler tenere i piedi per terra» pur senza considerare chiuso per sempre il caso.