L'ipotesi di Tursi sul Castelfidardo: "Non è a norma studiamo che cosa fare perchè è fuori legge" DEMOLIRLO e ricostruirlo: il ponte Castelfidardo a Borgo Incrociati non è a norma. Non ci sono problemi di portata, in quel punto il Bisagno non tracima dagli argini, ma "gli picchia contro", spiega l'assessore alla protezione civile Gianni Crivello. «Dovremo valutare cosa fare, rappresenta un pericolo, abbatterlo e rifarne uno nuovo è un'ipotesi che stiamo analizzando con i nostri tecnici». Questione di 72 centimetri. «L'altezza della "luce" libera tra il pelo dell'acqua e l'intradosso del manufatto - il lato inferiore della struttura - , deve essere di un metro e questa misura non c'è. Il "franco idraulico" sono le condizioni per essere a norma e qui non le abbiamo». Quando la luce viene occupata il ponte si comporta anche come uno sbarramento e rischia di crollare. Nel caso di Castelfidardo, il ponte presenta un franco idraulico negativo di 72 centimetri, "perciò il Comune deve valutare insieme ai progettisti quali azioni adottare per metterlo in sicurezza perché è fuorilegge". Il ponte di Sant'Agata, che è monco dopo aver perso dall'Alto Medioevo, quando è stato costruito, 25 delle 28 arcate (per la sistemazione urbanistica dell'Ottocento e per due alluvioni, nel 1970 e 1993), invece è a norma: ha un positivo di 44 centimetri e non crea problemi. «Tra i due ponti nella zona critica di Borgo Incrociati, chi costituisce il maggior pericolo è il primo va avanti Crivello . Non voglio demolire oggi Castelfidardo, ma dobbiamo sapere che è il maggior ostacolo idraulico al Bisagno non è il Sant'Agata, che tra l'altro è vincolato dalla Soprintendenza, ma lui». Esiste una soluzione? «Non si può certo alzare... sarebbe più costoso che rifarlo». Un grosso problema. Il ponte Castelfidardo non solo è il collegamento tra le due sponde, ma da lì passa tutto il traffico che arriva da via Canevari, corso Montegrappa e San Fruttuoso. Un "incrocio" strategico, "un vincolo della mobilità non da poco". «Ma ricordo anche che è uno dei punti che quando abbiamo sfiorato per 40 centimetri l'alluvione, dieci giorni fa, è stato chiuso per sicurezza. Si trova a due passi dai fornici, in un attimo può presentarsi il rischio che venga sommerso. Mi rendo conto dei disagi che stanno vivendo i cittadini della Foce, ma sono propedeutici a farli stare meglio. Se fosse necessario farlo anche qui, nessuno potrebbe dire: rischiamo e lasciamolo in piedi...». Il suo futuro è legato al secondo lotto (terzo stralcio) della copertura del Bisagno. Nella relazione idraulica è scritto. «In riferimento al tratto antistante l'attraversamento ferroviario la portata di progetto di 850 m3s, una volta ultimati i lavori, risulta contenuta entro le sponde in tutte le sezioni, ma è presente un franco negativo presso l'attraversamento di ponte Castelfidardo, in cui il pelo libero è superiore alla minima quota di intradosso, pur restando contenuto in alveo. Il completamento della nuova copertura comunque comporta, per la portata di progetto di 850 m3s, la completa eliminazione di possibili esondazioni tra il ponte Castelfidardo e Brignole, con particolare riferimento alla sponda destra (Borgo Incrociati)». Non esce quindi con la portata degli 850, ma l'intervento a valle non rende comunque a norma il Castelfidardo. Sarà la regione a stabilirlo e a dire al Comune: c'è un problema, devi affrontarlo, provvedi all'adeguamento. Lìultima parola nella conferenza dei servizi, la procedura prevista dalla legge 241 del 1990 che consente a un ente che ha un progetto da farsi approvare di convocare tutti gli altri che per legge devono esprire un parere. Tra questi, la Regione, che dovrà dare il nulla osta idraulico sulla copertura e "potrebbe dire qualcosa su castelfidardo, che non è materia di conferenza dei servizi, ma è strettamente legato per via della sicurezza e del rispetto della legge». In attesa di questo nulla osta, Crivello pensa al Fereggiano. Dopo le gallerie di Borgo Incrociati del Bisagno, ieri mattina è andato a fare un sopralluogo in corso Italia, dove sbucherà lo scolmatore. I lavori sono stati consegnati il 4 luglio e verranno ultimati entro il 4 agosto 2012. «Fino al 2012, quando ci siamo insediati, lo scolmatore era un miraggio perché non c'erano i finanziamenti. Abbiamo recuperato la galleria di quasi un chilometro, poi per il nostro progetto il governo Monti ci ha dato un finanziamento di 25 milioni. A quel punto abbiamo acceso un mutuo di 15 milioni, La Regione si era impegnata ad aiutarci, non ci è riuscita, si è arenato tutto, ma per fortuna li ha messi governo Renzi». Sarà lungo 3717 metri. «Ma 909 li recuperiamo come gli anni: si parlava di cinque, sarà pronto in tre e un mese».