Sull' Appia, verso il finire del XVII secolo Papa Innocenzo XII della famiglia Pignatelli, volle predisporre lavori di sistemazione e di collegamento tra l'antico tracciato di quella strada, con quello nuovo che assunse, appunto il nome di «Appia Pignatelli». È su questo tracciato che nel corso degli anni si sono evidenziate una serie di presenze cimiteriali di ampio interesse e, fra queste, le catacombe di Pretestato importantissimo insediamento funerario paleocristiano urbano. Lo scorso 16 giugno gli accademici della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum si sono ritrovati al civico 11 di via Appia Pignatelli per un'attenta visita di riflessione e di studio nelle catacombe di Pretestato, un nome che fa supporre o il donatore dell'area, o il fondatore della necropoli ritrovata in quel sito di questa importante strada romana. I martiri che qui vi vennero sepolti sono così ricordati: Tiburzio, Valeriano e Massimo nella prima chiesa sopra terra, citati ben quattro volte dal Martirologio Geronominiano del V secolo ma ogni volta, con date e luoghi diversi. Quirino pure citato nel Geronominiano al 30 aprile e Gennaro, uno dei sette figli di Santa Felicita, l'unico ed essere qui sepolto per il quale Papa Damaso provvide all'iscrizione funeraria ritrovata e composta. Sul martirio di Gennaro è risultato che, dopo essere stato percosso con verghe e straziato nel carcere, venne ucciso con flagelli piombati. Del vescovo Urbano e di Zenone altri due martiri qui sepolti, non vi sono particolari notizie in alcun documento liturgico tranne quanto espresso negli Itinerari Episcoporum et Confessorum dove Urbano viene ricordato senza però che altri documenti antichi possano averlo identificato. Di Zenone invece, si sa soltanto che in alcuni «Itinerari» viene chiamato «fratello di San Valentino» affermazione gratuita questa, probabilmente originata dalla coincidenza che la memoria di culto per entrambi è fissata al 14 febbraio. A Pretestato trovarono ancora sepoltura i martiri Felicissimo ed Agapito diaconi di Papa Sisto II (257-258); entrambi nella recentissima edizione del Martirologio Romano vengono così ricordati «in coemeterio Praetestato ceciderunt, ubi quoque sepulti sunt». L'imperatore Valeriano nell'Anno 257 il quarto del suo regno, emise un primo decreto contro i cristiani ai quali fino ad allora, aveva sempre mostrato i suoi favori. Circa questa decisione è da supporre che probabilmente, o seguì il consiglio del suo ministro Macriano che mirava a confiscare le ricche proprietà cristiane per salvaguardare la situazione economica dell'impero, oppure seguì una sua idea fissa per la quale riteneva che gli dei fossero adirati con lui perché regnava con molta tolleranza verso i cristiani. Egli presupponeva altresì che i cristiani fossero motivo di minacce esterne da parte dei persiani o perché erano causa di contrasti finanziari, sociali ed ideologici all'interno dell'impero. In proposito Neuwam esplicitamente ricorda che i cristiani «erano ritenuti indovini e maghi, cospiratori contro il governo, politicanti e disperati, nemici della religione ufficiale, diffusori di false dicerie, nonché responsabili di avvelenamenti e di altri crimini». Valeriano sapeva anche che alcuni suoi importanti uomini di governo erano cristiani per cui con gli editti emanati, non gli chiese di rinnegare la fede ma semplicemente di dimostrare la loro fedeltà con un pubblico sacrificio agli dei dell'impero. Pochissimi accettarono questa soluzione cosicché l'imperatore pensò di eliminare i capi del cristianesimo ed i loro centri di potere e d'influenza. Così bersagli principali furono prima le personalità ecclesiastiche del Nord Africa e successivamente, quelle di Roma. Furono proibite le celebrazioni liturgiche e quelle nei cimiteri; presbiteri e diaconi che non sacrificavano agli dei, venivano esiliati ed uccisi. Papa Sisto venne eletto di nascosto. Quando poi l'imperatore concesse di giustiziare senza processo il clero, e quando i laici più influenti erano soggetti alla pena di morte, subito il numero dei martiri aumentò notevolmente. Papa Sisto II mentre celebrava segretamente i sacri misteri nelle catacombe di Pretestato ricordate quattro volte nel codice Einsiedeln venne sorpreso e barbaramente ucciso tanto che il suo seggio episcopale fu irrorato dal suo sangue. Il Papa fu tumulato nel cimitero di Callisto e la cattedra venne posta accanto al suo corpo. Con lui come sopradetto, furono uccisi i suoi due diaconi Agapito e Felicissimo vittime del furore imperiale. Essi sparsero il loro sangue unitamente a quello del giovane Tarcisio. In questo anno, voluto da Giovanni Paolo II dedicato all'Eucaristia, torna assai opportuno ricordare questo martire che venne trucidato perché sorpreso a portare in segreto la Sacra Particola ai carcerati della via Salaria. Egli però fu seppellito nella catacomba di Callisto. Di Agapito va ancora ricordato che nell'anno 1049, per disposizione di Papa Leone IX, le sue ossa vennero traslate in Santa Maria in via Lata dove l'8 maggio 1639 furono rinvenute in una cassetta di piombo con la scritta «corpus sancti Agapiti Martyris». Altre sue reliquie unite a quelle di Felicissimo e di un altro martire Vincenzo, sono conservate nella cappella maggiore di Santa Maria deEa Consolazione. Così nove furono i martiri deposti nelle catacombe di Pretestato e di questi, quattro trovarono sepoltura in superficie sopra terra in due chiese: Tiburzio, Valeriano, Massimo e Simone mentre gli altri cinque: Urbano, Agapito, Felicissimo, Quirino e Gennaro sotto terra. L'autore del De Locis, come ha scritto l'illustre archeologo Marucchi che fu coofondatore del «Cultorum Martyrum», definisce questo complesso ecclesia multorum sanctorum che i compilatori dei documenti topografici attribuivano al sostantivo «ecclesia». In questo caso è indicata una zona di culto costituita da santuari a cielo aperto e da ipogei. Nulla resta dei santuari sopra terra mentre rimangono i resti del cimitero sotterraneo innestato in un grande corridoio centrale, forse in passato una cisterna abbandonata, formata da un ambulacro (largo m.2 e lungo m. 100) provvisto di scale alle due estremità che l'autore della Notitia ecclesiarum, urbis romae guida compilata nei primi decenni del VII secolo, indica con il nome di «spelunga magna». Di questa, sia le caratteristiche esecutive della muratura come i caratteri topologici della costruzione hanno recentemente suggerito la datazione riferita ai primi decenni del III secolo. Si devono a Lucrezia Spera, insigne docente di Archeologia Cristiana e Accademica, tutte le notizie di questa catacomba romana approfondite nel loro significato arricchito anche dai più piccoli particolari. Sulla catacomba di Pretestato la Spera ha pubblicato un interessantissimo volume sicuramente prezioso per gli studiosi ma anche di estrema utilità per i visitatori pellegrini della catacomba.
L'Osservatore Romano
18 Giugno 2005
Sulla via Appia Pignatelli le catacombe di Pretestato
BR
Bruno Luti
L'Osservatore Romano
Artista / Persona
Bene culturale
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