IL MITO è orfano. Se ne vanno il "padre fondatore" e vicepresidente Francesco Micheli, il direttore artistico Enzo Restagno e il segretario generale Francesca Colombo. Il festival che da nove anni unisce Milano e Torino sull'asse della musica resta decapitato ai vertici. «Nessuna polemica dice subito Francesco Micheli sono abituato a cambiare ogni sette anni, le start up sono la mia vocazione. MiTo è durato di più perché c'era la scadenza di Expo, ci siamo arrivati, è andata bene ma adesso è ora di fare un passo a lato. Lasciamo una macchina perfettamente organizzata, con bilanci in pareggio e un modello gestionale che funziona. Più che un problema, credo sia un'opportunità che spero verrà colta. Certo, non nascondo qualche soffio di tristezza, ma, come ho scritto a Pisapia citando un aforisma di Theodor Seuss, "non piango perché questa cosa è finita, sorrido perché è accaduta ». Stesso aplomb da parte di Enzo Restagno, storico direttore artistico del Settembre Musica torinese (dal 1986) e poi di MiTo. «Fra un mese compio 74 anni, questa esperienza è stata bellissima ma visto che ne ho ancora la forza voglio voltare pagina e dedicarmi alle cose che più mi piacciono, cioè studiare e scrivere». Quanto a Francesca Colombo, la "Calamity Jane di MiTo", come la definisce affettuosamente Micheli, anche per lei il capitolo è chiuso: il nuovo incarico come direttore della Fondazione Mast di Bologna «richiede tutta la mia attenzione. Lascio MiTo nel momento di massimo splendore. Anche quest'anno abbiamo raggiunto il 98 di occupancy. Un festival solido e innovativo, che resta patrimonio di tutti». Grana o occasione che sia, la palla adesso passa ai sindaci Pisapia e Fassino, che per statuto sono anche i presidenti del festival. Nessuno è insostituibile, è vero, ma rimpiazzare Micheli, che di MiTo è stato anima e motore di propulsione, non sarà facile. Da finanziere di lungo corso, uomo di mondo e appassionato di musica con indiscutibili competenze, garantiva una rete di relazioni e sponsor difficilmente replicabile. «Nessun progetto alternativo». E rispedisce al mittente le insinuazioni dei più maliziosi che vedono in questa mossa un nuovo tentativo di avvicinamento alla sovrintendenza della Scala per la quale si era autocandidato prima dell'arrivo di Pereira. «Ho già dato. È stato un momento di follia che per fortuna si è risolto con un nulla di fatto». Insomma, tutte ragioni personali, nessun retroscena, almeno in apparenza. Qualche tensione con Torino c'è stata, soprattutto per il protagonismo di Milano che ha messo un poco in ombra la partner diventando il primo palcoscenico del festival, ma non sembra essere motivo sufficiente. Come non lo sono i progressivi tagli dei finanziamenti da parte del Comune, che dai 3 milioni della prima edizione in epoca Moratti è passato al milione è mezzo di quest'anno. «Non per mancanza di volontà specifica Micheli è la crisi che si somma alla macchina infernale della pubblica amministrazione». Che ne sarà dunque di MiTo? Difficile prevederlo, anche perché è la struttura stessa del festival ad essere complessa: un'unica direzione artistica, ma due enti attuatori distinti a Milano e Torino. Volendo essere pessimisti, si potrebbe ipotizzare un ritorno al passato con il capoluogo piemontese che resuscita il suo vecchio festival Settembre Musica, mentre sotto la Madonnina si chiude la partita. A sentire gli assessori alla cultura delle due città, Filippo Del Corno e Maurizio Braccialarghe, la volontà politica è però un'altra. «Il nostro obiettivo è individuare le migliori formule organizzative capaci di rafforzare ulteriormente MiTo». Qualcuno, tra i corridoi di MiTo, sussurra di una possibile direzione artistica per lo stesso Del Corno, una volta esaurita l'esperienza nella giunta Pisapia. Vedremo. Intanto la geografia musicale indica nuovi equilibri tra le due città, se è vero, come sembra, che Ernesto Schiavi lascerà la direzione artistica della Filarmonica della Scala per assumere quella dell'Orchestra Rai di Torino.
MiTo,si cambia. Si dimette Micheli
Il festival MiTo, che univa Milano e Torino, ha perso il suo direttore artistico Enzo Restagno e il segretario generale Francesca Colombo. Il direttore artistico Francesco Micheli ha dichiarato che il festival è stato decapitato, ma che è un'opportunità per il futuro. Il festival ha raggiunto il 98 di occupancy quest'anno e ha un modello gestionale funzionante. Il nuovo direttore della Fondazione Mast di Bologna richiede tutta l'attenzione di Francesca Colombo. Il sindaco Pisapia e l'assessore alla cultura di Torino hanno espresso la volontà di individuare le migliori formule organizzative per rafforzare ulteriormente MiTo.
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