Il sindaco di Magliano tira fuori le carte che dimostrano che la scuola messa all'asta non è il luogo fisico dell'eccidio MAGLIANO. «Il consigliere regionale Leonardo Marras, il direttore dell'Isgrec Luciana Rocchi, il leader di Sel Marco Sabatini, i vertici della Cgil, dell'Arci, dell'Anpi e tutto l'indotto del Pd e della Sinistra stanno strumentalizzando da giorni un atto legittimo e ponderato dell'amministrazione comunale di Magliano in Toscana. Hanno trasformato Maiano Lavacchio in un terreno di battaglia politica, loro sì, senza conoscere i luoghi e la storia. Loro sì, senza vergogna. E di fronte ad attacchi che non hanno alcun fondamento, il sottoscritto, la giunta, la maggioranza, si difenderanno in ogni modo, in ogni sede, nella convinzione che i cittadini di Magliano, oggi ancora più di un anno fa, ci sostengono e la pensano come noi». Diego Cinelli, primo cittadino di uno dei comuni più piccoli (e belli) della Maremma, ieri ha incontrato i giornalisti a Grosseto. Al suo fianco l'assessore alla cultura e all'istruzione Mirella Pastorelli e il capogruppo in consiglio Amanda Vichi. Gli amministratori di Magliano si sono tolti il brecciolino dalle scarpe. «A distanza di qualche giorno prosegue Cinelli, che sventola piantine e vecchie deliberazioni non si è ancora compreso, ma voglio pensare che si preferisca non comprendere, che l'immobile oggetto della delibera e del bando è una costruzione degli anni Sessanta, distante dai luoghi dell'eccidio. Con estrema superficialità si è associata la famosa lavagna con la scritta "Mamma Lele e Corrado un bacio", conservata nella stanza del sindaco di Grosseto, con la scuolina, oggi appartamento, accanto al monumento con lapide, pensando che in quelle stanze si fosse consumato il dramma dei fratelli Matteini e degli altri ragazzi uccisi dai nazifascisti. È un errore grossolano, grave. La scuola dell'eccidio non esiste più, da quando è diventata la cucina del ristorante e sala da ballo che tutti conoscono come Andrei, dal nome del proprietario. Il piazzale della fucilazione è il luogo dove da anni ormai si mangia e si balla ogni fine settimana, senza che Isgrec e politici ai vari livelli abbiano mai protestato. Potete immaginare quanto mi faccia male sentirmi dare dell'ignorante, dell'insensibile». L'equivoco, secondo l'assessore Pastorelli, nasce dal fatto che la ex scuolina tirata su nei primi anni Sessanta (diventata nel frattempo un appartamento, abitato fino a un anno fa e oggi in stato di abbandono) sorge proprio davanti al monumento, dove puntualmente ogni 22 marzo si ritrovano le istituzioni per commemorare le vittime dell'eccidio. «Da quando ci siamo insediati prosegue Pastorelli Maiano Lavacchio è stato sempre centrale nelle azioni di governo: a marzo abbiamo fatto le corse per sistemare l'area dopo la tempesta di vento, a giugno abbiamo organizzato una cena per raccogliere fondi per sistemare la lapide e le adiacenze (che abbiamo trovato in condizioni pessime), subito dopo ci siamo attivati con la Soprintendenza, scrivendo addirittura al ministro Franceschini, per avere risposte rapide. Ci vogliono 20.000 euro solo per rendere decorosa l'area. Si svegliano tutti adesso». E in effetti a Cinelli, sindaco di centrodestra (un passato da dirigente di An), non si può certo imputare un difetto di memoria, se è vero, che proprio lui, dopo 71 anni, in occasione della Giornata della Memoria, aveva chiesto e ottenuto dal sindaco Bonifazi la restituzione al territorio (per qualche giorno) di quella lavagna, che ancora oggi rappresenta un pugno nello stomaco per chi la vede. «Credo di aver dimostrato in più occasioni di avere a cuore quei luoghi, facendo ciò che altri amministratori prima di me non avevano fatto. Non svendo all'asta la storia del mio paese conclude il sindaco Diego Cinelli vendo un immobile costruito negli anni Sessanta, che nulla, ripeto nulla ha a che vedere con l'eccidio di Maiano Lavacchio. Se la prendano semmai con chi, al posto della scuola dove si svolse il processo sommario ai giovani renitenti, permise a suo tempo la realizzazione della cucina di un ristorante». Secondo gli amministratori di Magliano «l'unico interlocutore serio e oggettivo è stato il sindaco di Grosseto e presidente della Provincia Emilio Bonifazi. E solo con lui ci incontreremo, per un confronto, per trovare una soluzione, per tutelare gli unici due simboli rimasti: il monumento e la lavagna. Da Marras non accetto imposizioni. Conti piuttosto quanti cittadini di Magliano hanno firmato la sua petizione. Gli basteranno le dita delle mani. E la smettano di speculare».