Legislatura 14 - 7 Commissione permanente - Resoconto sommario n. 393 del 14062005 ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7) MARTEDÌ 14 GIUGNO 2005 Presidenza del Presidente ASCIUTTI Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Buttiglione. La seduta inizia alle ore 15,10. PROCEDURE INFORMATIVE Dibattito sulle comunicazioni del Ministro per i beni e le attività culturali, rese nella seduta del 31 maggio 2005, sugli indirizzi generali della politica del suo dicastero Il presidente ASCIUTTI, dopo aver ricordato che nella seduta del 31 maggio scorso si erano svolte le dichiarazioni programmatiche rese dal ministro Buttiglione, dichiara quindi aperto il dibattito. Il senatore BRIGNONE (LP) esprime anzitutto apprezzamento per l'intervento del Ministro, nel quale sono enunciati principi ispiratori condivisibili, che si inseriscono del resto nell'ottica di una razionalizzazione, coerente con la riforma del Titolo V della Costituzione. Al riguardo, ritiene importante sottolineare che le neo-istituite direzioni regionali, pur rafforzando la presenza del Ministero sul territorio, non devono certo rappresentare un vincolo per gli enti locali, che da anni reclamano un ruolo propositivo e di responsabilità. Con riferimento alle dichiarazioni del Ministro in merito alla contrapposizione tra livelli istituzionali registrata nell'attuazione delle politiche di salvaguardia del territorio, egli conviene con la previsione di un coordinamento nell'ambito del Codice dei beni culturali onde assicurare un'applicazione uniforme della disciplina sul territorio nazionale. Ritiene tuttavia necessario che, soprattutto nelle realtà in cui l'attività di valorizzazione e fruizione dei beni culturali posta in essere dagli enti locali, dalle associazioni, dalle fondazioni e dal volontariato è da tempo particolarmente efficace, si evitino inutili vincoli normativi. Fa altresì presente che il patrimonio culturale deve essere inquadrato in una visione complessiva e che alla tutela del paesaggio si deve accompagnare un'adeguata attenzione per determinati settori, quali l'archivistica e le biblioteche. Nel rivendicare maggiore attenzione per i beni culturali cosiddetti "minori", il senatore rileva che il turismo culturale non si esaurisce solo nelle maggiori città d'arte e nei principali siti culturali. Al contrario, proprio in talune realtà della provincia italiana si assiste alla definizione di un sistema integrato di arte, cultura, tradizioni ed enogastronomia. Non basta infatti la presenza di capolavori ad assicurare un'elevata fruizione, come testimonia la circostanza che in Italia - a differenza di altri Paesi - vi sono importanti mete culturali che non producono adeguati ritorni economici. In queste ultime è infatti spesso difficile attivare un circolo virtuoso, che consenta di trattenere il turista oltre lo stretto tempo necessario per la visita del sito culturale. Né risulta a suo avviso risolutivo, nell'ottica dell'ampliamento della fruizione della realtà museale, il ricorso all'affidamento in concessione di servizi di biglietteria e di servizi aggiuntivi. Con riferimento agli strumenti previsti dal Codice per attrarre risorse da investire nella valorizzazione dei beni culturali, il senatore si sofferma anzitutto sugli sponsor e sulle fondazioni, rilevando come essi diano risultati positivi solo in taluni ambiti. Nel caso, ad esempio, degli enti lirici manca infatti un contesto sufficientemente maturo a livello di enti, soggetti pubblici e privati e le agevolazioni fiscali risultano insufficienti. Coglie inoltre l'occasione per richiamare l'attenzione del Ministro sull'opportunità di rivedere in senso meno centralistico e restrittivo l'attuale disciplina in materia di salvaguardia dei beni culturali di proprietà ecclesiastica, tanto più in considerazione delle difficoltà quotidiane che incontrano le autorità ecclesiastiche nel porre in essere le attività di restauro di detti beni. Il senatore si sofferma poi sull'esigenza di una maggiore attenzione del mondo della scuola al patrimonio culturale, prefigurando a tal fine talune soluzioni, come ad esempio quella che si dia maggior enfasi a talune discipline come la storia dell'arte rispetto all'educazione museale. Ritiene inoltre auspicabile consentire alle ambasciate italiane, soprattutto a quelle minori, di poter curare l'esposizione dei beni culturali che sono attualmente custoditi, ma non esposti, nei nostri musei. Si tratta infatti di una iniziativa che, senza peraltro richiedere significativi oneri finanziari, consentirebbe una maggiore diffusione del patrimonio culturale italiano all'estero. Sempre in tale ottica, auspica iniziative dirette a valorizzare i beni culturali di proprietà italiana attualmente all'estero, che sono spesso dimenticati. Richiama indi l'attenzione del Ministro nei confronti di una disciplina sull'importante segmento del patrimonio culturale costituito dagli organi di interesse storico e artistico. In proposito, ricorda di aver presentato nella scorsa legislatura un disegno di legge (atto Senato n. 3553) che, pur essendo stato approvato all'unanimità dal Senato, si arenò nell'altro ramo del Parlamento. L'iniziativa, diretta ad istituire un vero e proprio codice deontologico per il restauro di tali beni, risulta a suo avviso particolarmente importante, tanto più in considerazione della circostanza che sovente i lavori di restauro sono posti in essere con interventi sporadici, legati a finanziamenti episodici e spesso inadeguati. Con riferimento al Fondo unico per lo spettacolo (FUS), da un lato, sollecita una maggiore trasparenza nella definizione dei criteri di ripartizione e, dall'altro, esprime apprezzamento per la scelta di dare maggior rilievo alle istanze provenienti dalle autonomie territoriali, che del resto sono spesso il centro della programmazione dello spettacolo dal vivo. Conclude esprimendo la propria convinzione che gli indirizzi illustrati dal Ministro debbano ispirare la politica di settore nei prossimi anni e non solo nella parte finale dell'attuale legislatura. Ha indi la parola il senatore COMPAGNA (UDC), il quale richiama anzitutto la necessità di riconoscere che l'Amministrazione dei beni culturali, così come del resto prefigurata sin dalla sua costituzione, si caratterizza per il momento tecnico-scientifico. Al riguardo, lamenta che nel corso della precedente legislatura si sia messa in discussione tale connotazione di amministrazione autonoma, in conseguenza della scelta - più politica che istituzionale - di accorpare nel Ministero talune competenze (come ad esempio la vigilanza sul CONI). Più in generale, deplora che si sia puntato sull'aspetto manageriale, diretto - fra l'altro - alla ricerca di risorse private per il settore, a scapito del momento tecnico-scientifico. Tale indirizzo, peraltro condiviso anche dall'ex ministro Urbani, risulta peraltro in linea con il blocco delle assunzioni del personale tecnico. Al riguardo, appellandosi alla sensibilità liberale del ministro Buttiglione, il senatore ritiene indispensabile che si riconosca la necessità di procedere al reclutamento di personale tecnico-scientifico. Inoltre, auspica che si proceda a un'inversione di tendenza rispetto alla linea di svuotamento delle competenze decisionali del personale tecnico-scientifico in tema di finanziamento pubblico, già avviata nella scorsa legislatura e rafforzata dall'istituzione della Società ARCUS spa. In proposito, esprime apprezzamento nei confronti del ministro Buttiglione che si è ben guardato dal compiacersi di un sistema di finanziamento che toglie responsabilità e prerogative decisionali ai sovrintendenti e che attribuisce un ruolo secondario ai Beni culturali rispetto all'Economia. Nel ribadire la necessità di rafforzare il ruolo della componente tecnico-scientifica, il senatore stigmatizza conclusivamente l'eccessivo ricorso ai cosiddetti "libri bianchi", spesso realizzati da esperti, senza alcun prezioso contributo da parte di organi interni al Dicastero, come il Consiglio superiore dei beni culturali. Il senatore TESSITORE (DS-U) condivide anzitutto il riconoscimento da parte del Ministro del ruolo di identità nazionale del patrimonio culturale, tanto più in un momento di progressivo sfaldamento delle istituzioni. Al riguardo, si interroga tuttavia su come tale affermazione si possa conciliare con la politica, a suo avviso pericolosa, di dismissioni e affidamento di servizi, che del resto è strettamente connessa proprio all'affievolimento della dimensione tecnico-scientifica rilevata dal senatore Compagna. Con specifico riferimento alle dismissioni, giudica particolarmente dannose quelle riferite a taluni beni culturali minori, che invece caratterizzano l'identità dei piccoli centri. Il senatore esprime poi talune perplessità nei confronti della centralità delle fondazioni private nel settore, sostenuta invece dal Ministro, rilevando che gli interventi affidati ai privati seguono, in genere, la logica dell'evento e della straordinarietà e non di un'effettiva politica di sostegno. Risulta del resto ben nota la drammatica situazione nella quale versano le fondazioni lirico-sinfoniche, come emerso anche nel corso dell'indagine conoscitiva sui problemi dello spettacolo avviata dalla Commissione. Sulla questione, ricorda poi che il precedente Ministro aveva promosso la costituzione di un tavolo di lavoro fra presidenti delle fondazioni liriche, sovrintendenti e sindacati, sulla base del quale venne successivamente istituito un tavolo tecnico, con il compito di individuare le modalità attuative della disciplina sull'attività delle fondazioni lirico-sinfoniche, recata all'articolo 3-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2005. In proposito, chiede al Ministro, oltre agli esiti di tale attività di concertazione, se non ritenga utile una eventuale riconsiderazione del ruolo dei privati nel settore. Il senatore stigmatizza inoltre la tentazione, operata dal Dicastero nel corso della legislatura, di definire una vera e propria politica della cultura, irrispettosa dell'autonomia del sistema. In proposito, auspica un rapporto corretto con le realtà regionali, in un'ottica peraltro non meramente burocratica, nonché una maggiore interazione con gli enti di ricerca e le università. Al fine di accrescere la formazione e la sensibilità dei giovani nei confronti del patrimonio culturale, giudicherebbe poi importanti specifiche iniziative volte ad accrescere il rispetto per i beni culturali "minori". Esprime altresì preoccupazione per la progressiva scomparsa nell'organizzazione degli enti di ricerca dei comitati scientifici a vantaggio di una dimensione manageriale - a suo avviso riduttiva - dell'arte, intesa come merce. Invita inoltre il Ministro a riflettere in ordine ai rischi connessi al riordino degli enti pubblici, alcuni dei quali in via di soppressione, poiché ritenuti enti inutili. In proposito, il senatore deplora la scelta di procedere alla soppressione dell'Unione accademica nazionale (UAN), che consorzia undici accademie, fra cui i Lincei, e che - facendo parte dell'Union Académique Internationale - garantisce la partecipazione della cultura accademica italiana nel contesto internazionale. Sollecita pertanto ad una riconsiderazione della questione. Richiama indi l'importanza del disegno di legge n. 1491, recante iniziative per la diffusione della cultura scientifica dell'area umanistica, il cui esame è stato bloccato in conseguenza della relazione tecnica contraria dell'Economia nei confronti della copertura finanziaria, che peraltro il senatore ricorda essere del tutto simbolica. Avviandosi a concludere, sollecita altresì attenzione nei confronti delle difficoltà in cui si trovano ad operare gli Archivi e le Biblioteche, come del resto è emerso anche nel corso dell'indagine conoscitiva sui beni culturali avviata dalla Commissione. Con riferimento alle modalità con cui il Ministero procede a ripartire i finanziamenti nel settore, egli coglie poi l'occasione per lamentare la loro distribuzione "a pioggia", nonché l'inadeguatezza della documentazione trasmessa sulla rendicontazione dell'impiego delle risorse pubbliche. In proposito, fa conclusivamente presente che si tratta di una questione rilevante, anche al fine di poter procedere ad una razionalizzazione delle risorse nel settore, che consenta di evitare tagli indiscriminati in altri ambiti. La senatrice ACCIARINI (DS-U) auspica anzitutto che il Ministro, a differenza del suo predecessore, si renda maggiormente disponibile ad un proficuo confronto parlamentare. In proposito, deplora infatti le modalità di esame dello schema di decreto legislativo recante il Codice dei beni culturali che, proprio in considerazione della genericità dei principi e criteri direttivi recati nella legge delega, avrebbe invece meritato una maggiore attenzione del Governo e una tempistica adeguata. Ciò è stato peraltro confermato anche dallo stesso ministro Buttiglione, che ha manifestato l'intenzione di procedere ad apportare modifiche e correzioni al Codice, anche al fine di ovviare a disposizioni fra loro contrastanti. Ritiene altresì importante che il Ministro riesca, in sede di definizione della prossima manovra economica, ad invertire l'attuale tendenza verso una progressiva riduzione degli stanziamenti per i Beni culturali. Senza peraltro disconoscere il ruolo del patrimonio culturale come vettore di sviluppo, anche economico, del Paese, occorre infatti, a suo avviso, abbandonare l'idea che esso debba costituire una fonte diretta di risorse per l'Erario. Giudica inoltre centrale una maggiore attenzione alla questione della carenza dell'organico ministeriale, tanto più in considerazione dell'elevata età media del personale (pari a circa cinquant'anni). L'ultimo concorso per l'assunzione di personale a tempo indeterminato, peraltro bandito dal ministro Veltroni, risale infatti ormai allo scorso decennio. In questo modo, ella prosegue, oltre a venir meno il trasferimento intergenerazionale delle competenze, non si tiene neppure conto dell'incremento dei compiti istituzionali, come ad esempio di quelli riferiti alla verifica di interesse culturale (sulla base dell'articolo 12 del Codice), ai condoni edilizi, ai processi di cartolarizzazione e vendita del patrimonio pubblico, nonché dei compiti connessi all'accrescimento complessivo del livello di fruizione dei beni culturali. Né va dimenticato, ella prosegue, che la carenza di organico è particolarmente grave per le sovrintendenze regionali, alle quali è chiesto di svolgere importanti funzioni in seguito alla modifica del Titolo V della Costituzione. Nel rilevare che spesso il personale è chiamato a svolgere incombenze meramente burocratiche, che riducono lo spazio per attività di ricerca, la senatrice giudica altresì mortificante per quest'ultimo il trasferimento di competenze decisionali al di fuori del Dicastero, come ad esempio a favore della Società ARCUS spa. Conclude, ribadendo il ruolo strategico del patrimonio culturale italiano, anche al fine di assicurare lo sviluppo economico e l'occupazione delle nuove generazioni. Il senatore MODICA (DS-U) concorda anzitutto con l'auspicio della senatrice Acciarini di poter contare su un'assidua partecipazione del Ministro nei confronti dei lavori parlamentari. Nel giudicare poi deludente la documentazione sulle linee programmatiche consegnata dal Ministro, chiede di conoscere quali saranno effettivamente le priorità del Dicastero e gli interventi che s'intendono porre in essere nella restante parte della legislatura. In proposito, giudica eccessivamente generici gli obiettivi richiamati nella documentazione, quali il miglioramento della dirigenza, della qualità dei servizi offerti a parità di risorse disponibili, nonché dell'attività di comunicazione, atteso che non vi sono informazioni in ordine alle modalità con cui essi dovrebbero essere perseguiti. Coglie poi l'occasione per richiamare l'attenzione a quello che definisce il più grande paradosso per l'Italia che, pur essendo il Paese con il maggior patrimonio culturale del mondo, si caratterizza per una diffusione del sapere e una fruizione culturale assai limitata. Né giudica risolutive le iniziative per l'affidamento in concessione a terzi di servizi di biglietteria e per la definizioni di accordi al fine di poter contare sul personale delle università e degli istituti di ricerca, tanto più in considerazione delle già consistenti carenze di organico di questi ultimi. Occorre invece a suo avviso prendere atto delle conseguenze nefaste del blocco delle assunzioni nel settore. Quanto all'enfasi posta nei confronti del ruolo delle fondazioni, avverte che sulla base delle recenti esperienze richiamate dal Ministro è certo prematuro ogni giudizio definitivo. Con riferimento al Codice dei beni culturali, che avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di sicuro orientamento per l'azione delle amministrazioni pubbliche, esprime perplessità per l'istituzione di una commissione con il compito di formulare indirizzi e indicazioni per favorire un'applicazione uniforme del Codice. Stigmatizza altresì, con riguardo alle politiche di salvaguardia del territorio, il riferimento recato nella documentazione consegnata dal Ministro all'opportunità di una riflessione sulla corrispondenza tra disciplina sostanziale ed apparato sanzionatorio per gli illeciti commessi, al fine di assicurare maggiore gradualità nell'applicazione. Sul punto, sollecita un chiarimento da parte del Ministro. Relativamente alla disposizione del Codice che prevede una formazione specifica, di livello universitario, per la definizione della figura di esperti del restauro, esprime infine contrarietà per ogni forma di monopolio formativo, atteso che esso, lungi dal far crescere il sistema, finisce con il potenziarne gli aspetti perversi a scapito dell'effettiva competenza professionale. Il presidente ASCIUTTI, in considerazione dell'imminente inizio dei lavori dell'Aula, rinvia il seguito del dibattito ad altra seduta. La seduta termina alle ore 16,35.
Fonte non specificata
18 Giugno 2005
VII Commissione Senato: dibattito sulle comunicazioni rese nella seduta del 31 maggio dal ministro Buttiglione
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Bene culturale
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