L'indagine di Save the Children sulla «povertà educativa» in Italia ha riproposto dati deprimenti. Secondo lo studio, in Italia un quindicenne su quattro non supera la soglia minima di competenze in matematica, uno su cinque nella lettura. E le quote salgono al 36 e al 29 nelle famiglie con basso reddito e bassa cultura. Ma la «povertà educativa» la si vede anche nelle vicende di questi giorni. Esemplare in negativo la chiusura del Colosseo in faccia ai turisti per assemblea sindacale. Si è anche ricominciato a parlare dello stato pietoso della Biblioteca Nazionale e del sistema bibliotecario italiano. Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella ha descritto lo scandalo delle grandi biblioteche. E la Nazionale di Firenze è in prima fila, con un numero di dipendenti scesi da 334 a 165, peraltro con un'età media di 60 anni. La Bibliothèque Nationale de France ne ha 1.414. Come non indignarsi dinanzi a queste «scene da una catastrofe»?. Chi può dissentire sulla scarsità dei fondi investiti dallo Stato in biblioteche e archivi, custodi, insieme ai musei, di una fetta cospicua di quel patrimonio culturale da tutti considerato una delle nostre principali ricchezze? Il ministro Franceschini è intervenuto dicendo di aver già favorito importanti stanziamenti per la Nazionale e che non si tratta soltanto di assumere nuovi dipendenti. Qui sta il punto. Se si fa la tara di rivendicazioni e lamentele, giuste o tardive, è banale collegare il dato sulla «povertà educativa» con lo stato delle biblioteche, indice importante della ricchezza culturale di una società. Il problema non si riduce alla scarsità del personale, in passato anche sovra-dimensionato eo male utilizzato, e alla povertà dei fondi. Nelle nostre grandi biblioteche mancano gli utenti, i lettori, gli studiosi. E nei musei sono pochi i visitatori italiani. Facciamo entrare più facilmente gli studenti, magari con accordi mirati con alcuni licei, lavoriamo sulla domanda. Apriamo alla digitalizzazione, mettiamo in rete le opere, soprattutto le più antiche, come si fa in Francia e in Gran Bretagna. Liberalizziamo le forme di riproduzione, scalfendo qualche piccolo monopolio. A Firenze c'è un'unica ditta per la riproduzione in Nazionale e in Marucelliana, dove il servizio di fotocopie è in condizioni pietose. Ci sono anche a Firenze biblioteche di nuova concezione, come le Oblate, sistemi di prestito integrati e gratuiti, come lo Sdiaf. Le grandi biblioteche devono abbattere gli steccati, se vogliono che non vi studino i soliti trenta affezionati, peraltro sempre più risentiti; una cifra pari a quella di chi frequenta solo una delle decine di sale della Bnf a Parigi. Dovrebbero essere investite da una ventata di cambiamento come quella che ha raggiunto i grandi musei con le nuove nomine dei direttori. Solo se si fa crescere la domanda di lettura e di cultura il circolo diventerà virtuoso, e sarà automatica la crescita di addetti e di fondi.
Firenze. Nazionale, pochi fondi ma anche gli studiosi
Un'indagine di Save the Children ha rilevato che in Italia un quindicenne su quattro non supera la soglia minima di competenze in matematica e uno su cinque nella lettura. Le quote salgono al 36 e al 29 nelle famiglie con basso reddito e bassa cultura. La povertà educativa è anche evidente nelle vicende di questi giorni, come la chiusura del Colosseo per assemblea sindacale e la scarsità di fondi per le biblioteche e gli archivi. Il ministro Franceschini ha affermato di aver favorito importanti stanziamenti per le biblioteche, ma il problema non si riduce alla scarsità del personale e dei fondi. Le grandi biblioteche mancano di utenti e studiosi, e i musei hanno pochi visitatori italiani.
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