Lo scetticismo della soprintendente Bonomi: «Non vedo come possa essere fattibile» VERONA. Il concorso di idee per la copertura dell'Arena? «Ha solo il valore di un gioco, ma stiamo volentieri a vedere quali proposte saranno partorite». È questo il commento di Simonetta Bonomi, soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto, sulle dichiarazioni fatte ieri dal sindaco Flavio Tosi in merito alla concreta fattibilità del concorso di idee per la copertura mobile dell'anfiteatro romano di Verona. Una proposta di cui il sindaco parla da diverso tempo e che ora si fa concreta di fronte all'offerta fatta da Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia, di un finanziamento di 100mila euro per rendere fattibile il concorso. E la soprintendente spiega: «Non posso che commentare questo annuncio con le stesse parole con cui le aveva commentate il mio predecessore, Vincenzo Tiné: esiste la libertà di espressione, e dunque ben vengano le proposte di tutti gli architetti che vogliano suggerire soluzioni per la copertura. Ma mentre un concorso di idee si ferma appunto alla elaborazione di idee, ben altra cosa sarebbe un concorso di progettazione continua Bonomi entrando nel dettaglio tecnico , un concorso cioè dove le idee siano corredate di tutti gli elementi di concretezza necessari a una valutazione reale, come il computo metrico, i calcoli, le soluzioni tecniche e il costo. Certo, se si lancia un concorso di idee, perché gli architetti aderiscano ci vogliono dei premi, e bisogna istituire una commissione per la valutazione, tutte cose che necessitano ovviamente di un finanziamento». Sulla fattibilità della copertura la soprintendente resta decisamente scettica: «Da un punto di vista realistico la copertura pone talmente tanti problemi e punti critici che non vedo proprio come sia fattibile, e non mi sembra nemmeno il caso di volerla realizzare». E di fronte all'esempio dell'Arena di Nimes per la quale è stata realizzata una copertura, esempio citato dal Comune di Verona, Bonomi risponde: «Sì certo, esiste questo antecedente, ma se si guarda bene si vede che quella copertura riguarda solo la parte bassa e centrale, la vera e propria arena insomma, insieme ai primi ordini di gradinate. Soluzione che sarebbe assolutamente impensabile per l'anfiteatro di Verona, a meno di non voler ripensare completamente la tipologia degli spettacoli che vi si rappresentano». Bonomi boccia anche l'utilità a fini conservativi di un'eventuale copertura per la pioggia: «L'Arena è un monumento concepito per ospitare spettacoli all'aperto, non è un affresco che teme le gocce d'acqua. Una copertura non serve a nulla, la si vuole solo per tutelare la programmazione lirica, non nascondiamoci dietro a una foglia di fico e diamo ai problemi la giusta definizione. L'Arena è durata duemila anni e ne durerà altri duemila se siamo in grado di fare l'adeguata continua e minuta manutenzione della quale avrà sempre bisogno, come continua a ripetere anche l'ingegner Sergio Menon, conservatore dell'Arena del Comune di Verona». Ammettendo di arrivare ad un concorso di progettazione, quali sarebbero poi gli step da superare? «Bisogna entrare in tutte le parti della fase progettuale, come da codice dei contratti pubblici, a quel punto la Soprintendenza, cioè il Ministero, sarebbe chiamato a dare il suo parere. Ma a me conclude Bonomi continua a sembrare solamente una follia».