Dalla cattedra al banco comunale. Il veneziano Stefano Zecchi, 60 anni, professore di Estetica alla Statale nonché presidente dell'Accademia di Brera, dal 7 marzo scorso siede a Palazzo Marino come assessore alla Cultura. Una sedia quantomai scomoda, oggi che a Milano viene rimproverato un calo di rendimento, per così dire, della macchina culturale. Abbiamo incontrato Zecchi al teatro Dal Verme, al termine di una sua conferenza su "La bellezza" nel quadro degli affollatissimi Lunedì filosofici di Pier Lombardo Culture. Che cosa succede nell'animo di un docente universitario che diventa assessore? Cambia un po'? «Non tanto, in realtà. A me è sempre piaciuto l'aspetto anche organizzativo del mio insegnamento: preparare congressi, insistere su un tema, mettere insieme più opinioni. Mi trovo quindi ad avere a che fare con una realtà che è la mia. L'aspetto didattico, certo, è del tutto assente, e questo mi manca, perché il rapporto con i giovani è per me una terapia. Ma il tutto non è lontano o diverso dai miei interessi». Dove si trova, allora, il suo punto di contatto tra le due dimensioni? «Forse nel fatto che mi piace decidere. Credo di avere la competenza di poter dire se determinati soldi sono spesi bene o male, invitando questo artista o quello scrittore, facendo questo o quell'altro convegno. Respingo l'idea della distribuzione di denaro a pioggia giusto per contentare tutti, perché dietro non c'è competenza». Per prendere buone decisioni occorre il tempo di riflettere. E lei avrà una certa fretta. «In assessorato c'è una bella organizzazione, con filtri e validi dirigenti. Non sono solo, insomma. E finora, in alcune situazioni come quella che ha fatto scandalo, il "Ricciolo di donna", ho potuto dire no. Prendiamo questa storia dei patrocinii, che vengono distribuiti proprio a tutti. Anche qui dico no: credo che il patrocinio sia un marchio di qualità di cui l'assessorato, cioè io, si deve assumere la responsabilità». Ordine e misura sono elementi di bellezza, lei dice. Milano ha forse conservato misura, ma il suo ordine? E la sua bellezza? «Milano non ha mai avuto ordine, se non in un momento in cui si era pensato di fare una "commissione di ornato": gruppo di esperti a cui spettava di decidere la qualità delle facciate. Questo può funzionare quando una città ha una propria unità architettonica, e non è il caso di Milano, che dovrebbe essere città di grandi sperimentazioni estetiche. Invece, non è né questa né quella». Ma una commissione è tuttora attiva. «Una commissione che, per tenere buoni tutti, ha pareri fondamentalmente diversi, e quindi finisce col non decidere mai. Non si devono creare paraventi per cui il politico si deresponsabilizza dalle scelte e le demanda a un comitato».
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Stefano Zecchi, professore di Estetica alla Statale e presidente dell'Accademia di Brera, è diventato assessore alla Cultura a Milano dal 7 marzo scorso. Ha espresso le sue opinioni sull'aspetto del suo nuovo ruolo, affermando che non cambia molto rispetto al suo lavoro universitario. Ha anche parlato della sua esperienza come docente e del fatto che il suo ruolo di assessore gli consente di decidere su progetti culturali. Ha criticato l'idea di distribuire denaro a pioggia senza competenza e ha espresso la sua disapprovazione per la distribuzione di patrocinii senza responsabilità. Ha anche parlato della mancanza di ordine e bellezza a Milano, affermando che la città dovrebbe essere una città di grandi sperimentazioni estetiche.
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