Il ritrovamento di una tomba di epoca sannitica (presumibilmente del 350 a.C.)alla fine della necropoli di porta Ercolano a Pompei può gettare nuova luce su un'epoca storica poco conosciuta dell'antica città vesuviana. Il monumento funerario, tecnicamente una sepoltura a inumazione a cassa, è sopravvissuto quasi miracolosamente a un bombardamento del settembre 1943. All'interno, i resti di una donna adulta di mezza età, riconosciuta, attraverso una prima sommaria indagine, dall'ampiezza del bacino. Il corredo funebre, più di dieci tra vasi e anfore per profumi e unguenti, attesta che non si trattava certamente di una popolana. Addirittura, durante lo scavo ha rivisto la luce un vaso da vino, proveniente dalla Puglia. Se all'interno fossero trovate tracce di vino si potrebbe concludere che le donne erano ammesse ai simposi e dunque avevano un ruolo importante nella società del tempo. Per arrivare a certezze scientifiche i reperti saranno sottoposti ad analisi paleobotaniche che riusciranno a svelare il contenuto dei recipienti: altre indagini saranno condotte con il carbonio. La tomba è stata ritrovata mentre si stava effettuando lo scavo di un atelier di vasai, risalente ad un'epoca successiva in cui Pompei era già diventata colonia di Roma. I lavori nell'ambito di un progetto di collaborazione tra il Centre Jean Bérard di Napoli e la Soprintendenza archeologica. All'interno di tre ambienti sono state ritrovate le antiche fornaci e perfino dei vasi «crudi» che non furono mai cotti a causa dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Dopo aver lavorato nei tre ambienti dell'officina l'equipe, guidata dall'archeologa Laetitia Cavassa, ha notato all'esterno della struttura alcune pietre che spuntavano dalla terra. Sono così iniziate le nuove operazioni di scavo. «I lavori - ha spiegato la direttrice del Centre Jean Bérard Claude Pouzadoux - sono stati finanziati con fondi del ministero degli Affari esteri francese e di mecenati privati». Budget limitatissimo, circa 5mila euro, a favore dei 10 giovani archeologi che hanno lavorato per una ventina di giorni. Evidentemente, come ha spiegato il soprintendente Massimo Osanna, la tomba sannitica era rimasta sepolta e sulla superficie non era stato edificato alcunché per rispetto degli antenati. La speranza è che nelle immediate vicinanze possano venire alla luce altre tombe. Per questo motivo nei prossimi giorni si procederà con lo scavo dell'area a ridosso del muro che delimita l'area archeologica. All'interno del sito si stanno effettuando altri scavi nei pressi delle altre necropoli. La speranza è ritrovare resti risalenti al quinto secolo a. C., un periodo oscuro della storia cittadina, del quale sono rimaste poche tracce. «Pompei - ha commentato Osanna - continua ad essere una fonte inesauribile di scoperte scientifiche e la stretta cooperazione internazionale della soprintendenza con le missioni straniere di scavo ci inorgoglisce particolarmente. Pompei è una città tuttora viva che continua a produrre elementi di studio e a perpetuare in qualche modo la sua anima». Conferma le parole del soprintendente l'imminente scavo di un ambiente sotto i resti del porticato del Foro. Potrebbe contenere materiale votivo. La notizia forse nelle prossime ore.