Da un parte i sindacati per i quali la situazione si è sbloccata solo grazie alla mobilitazione dei lavoratori, dall'altra il ministro Dario Franceschini che sfodera le comunicazioni ufficiali per dimostrare che il 17, giorno prima dell'assemblea che ritardato apertura del Colosseo, già sapevano dell o sblocco dei fondi per i pagamenti degli arretrati. «Non è vero - risponde la Cgil - la comunicazione è arrivata il 18 mattina». Per Susanna Camusso ci si è dimenticati di lavoratori che hanno garantito turni di 11 ore senza ricevere i compensi. E ieri in Campidoglio è arrivato Francesco Palumbo, neo direttore per la valorizzazione del patrimonio culturale della sovrintendenza capitolina. L'ultimo scontro si è consumato ieri tra il ministro Dario Franceschini e i sindacati, per l'assemblea di venerdì scorso che ha ritardato l'apertura del Colosseo (e di altri siti e musei) di tre ore. Uno scontro duro che finirà il 24 settembre davanti all'Autorità di garanzia per gli scioperi. Giovedì prossimo sono stati convocati il ministero per i Beni e le attività Culturali, l'Aran, la Fp Cgil, Cisl Fp e la Uil Pa «al fine di procedere ad un primo esame delle problematiche connesse all'ipotesi di un accordo sulle prestazioni indispensabili da garantire, in caso di sciopero, nei musei e nei luoghi della cultura, così come previsto dal decreto legge n.146 del 2015, pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale». Nella battaglia di ieri da una parte il ministro Franceschini che tira fuori le lettere con cui ha comunicato ai sindacati lo sblocco dei fondi per gli arretrati del 2015, il giorno precedente all'assemblea incriminata. «Basta dietrologie. Ecco le comunicazioni ufficiali che, meglio di ogni altra cosa tolgono ogni dubbio sui tempi ed i modi di emanazione del decreto legge per la fruizione del patrimonio storico ed artistico della nazione». Il responsabile del Dicastero snocciola le date significative dell'interlocuzione tra la direzione generale del bilancio e le parti sociali, fino a quella più importante: «Il 17 settembre, ossia il giorno prima dell'assemblea al Colosseo, è stata inviata una lettera alle organizzazioni sindacali per comunicare l'autorizzazione al Mef al pagamento dei 49,8milioni di euro per il Fondo unico di amministrazione del 2015 e che il decreto di ripartizione sarebbe stato emanato il 21 settembre. E ieri è stato firmato dal direttore generale Bilancio il decreto che chiude la questione degli arretrati del 2015». E dall'altra i sindacati che smentiscono questa ricostruzione. «È vero che abbiamo avuto lo sblocco dei fondi 2015. Ma la comunicazione è arrivata la mattina del 18 (giorno dell'assemblea), non il 17 come dichiarato dal ministro. Il problema che ci sono ritardi endemici e strutturali che lo stesso ministro riconosce», commenta su Facebook, Cladio Meloni della FP Cgil. «La verità sugli arretrati è che i fondi sono stati sbloccati non grazie al ministero, ma solo grazie alla mobilitazione». Nella diatriba interviene la leader Cgil Susanna Camusso, «i dipendenti del Mibact che hanno osato fare un' assemblea, reato di lesa maestà, hanno sostenuto per un anno turni di 11 ore, facendo straordinari per garantirne l'apertura di monumenti e siti archeologici. Si dà per scontato che si possano scaricare sui lavoratori le inefficienze delle politiche sui beni culturali». Ieri è stato nominato Francesco Palumbo, nuovo direttore della Direzione valorizzazione del patrimonio culturale della Sovrintendenza capitolina. Il dirigente dal prossimo primo ottobre curerà, tra l'altro, la gestione di tutte le risorse di provenienza pubblica.
Colosseo, nuovo scontro Franceschini-sindacati
Il ministro Dario Franceschini ha affermato che il 17 settembre, giorno prima dell'assemblea al Colosseo, era stata inviata una lettera alle organizzazioni sindacali per comunicare l'autorizzazione al Mef al pagamento dei 49,8 milioni di euro per il Fondo unico di amministrazione del 2015. Tuttavia, i sindacati hanno smentito questa affermazione, affermando che la comunicazione è arrivata la mattina del 18 settembre, giorno dell'assemblea. I sindacati hanno anche affermato che il problema dei ritardi endemici e strutturali nei musei e siti archeologici è stato risolto solo grazie alla mobilitazione dei lavoratori, che hanno garantito turni di 11 ore senza ricevere i compensi.
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