ROMA Tutti a celebrare «l'incontro tra archeologia e grandi opere» alla presentazione del Dvd che racconta i 140 siti archeologici rinvenuti nella costruzione della linea ad Alta velocità Roma-Napoli. E tutti a celebrare la lungimiranza del «modello Tav» nel rapporto con il territorio. Lungimiranza effettiva, fin da quando la società del treno veloce abbondò con le opere accessorie in favore dei Comuni interessati (bretelle, campi di calcio, parchetti urbani) e non risparmiò neanche sui risarcimenti degli espropri. Un modello di «incontro con il territorio più che di scontro» che presenta, ovviamente, un conto sul lato dei costi: il monitoraggio e gli scavi archeologici sulla Roma-Napoli lo confermano, con una spesa da parte di Tav di 120-130 milioni, quasi il 5 del costo totale della tratta. Tutti ieri dai ministri Pietro Lunardi e Rocco Buttiglione (Cultura) al presidente delle Fs, Elio Catania, dal luminare dell'archeologia, Andrea Carandini, al direttore generale per i Beni Archeologici, Anna Maria Reggiani hanno visto e mostrato l'altra faccia della medaglia: l'investimento culturale, da mecenate lungimirante, della Tav. La «produzione a costi congiunti», come l'ha definito Buttiglione, sottolineando che di rado tante risorse sono affluite per un piano archeologico. Tanto più ha mostrato questo aspetto l'amministratore delegato della società, Antonio Savini Nicci, che sempre ha creduto in questo investimento e nel necessario rapporto di consenso fra grandi opere e territorio. E per sintetizzarlo ha ricordato una frase dell'ex ministro Pierluigi Bersani che, a proposito dell'Alta velocità, disse: «Allora mi sta dicendo che questa infrastruttura non attraversa un territorio, ma una democrazia». Il modello del consenso per "sdraiare" l'opera pubblica sul terreno non va per la maggiore, negli ultimi tempi, in effetti. Si preferisce il braccio di ferro o la figura sempre pronta del commissario. Retoriche prive di risultati, spesso. Sugli investimenti delle grandi opere in favore dell'archeologia, invece, il consenso è generale. Tanto che Lunardi ha ricordato ieri come proprio dal modello Tav sia nata l'idea di Arcus, società che finanzia investimenti culturali con il 3 dei fondi della legge obiettivo. E si sia poi marciati su questa strada con la valutazione di impatto archeologico. Ha ringraziato anche Buttiglione, ricordando il vero, ambizio obiettivo sullo sfondo: la carta archeologica.