L'architetto Marta Ciafaloni sul crollo alla chiesa di San Francesco: da anni senza manutenzione per colpa dei tagli del governo. Il parroco: "Fare presto, con le piogge rischio di nuovi cedimenti". Ma per una settimana chiesa off limits PISA. «Se ha ceduto una trave in una cappella, c'è il rischio che anche altre possano crollare, quindi padre forse sarebbe meglio che chiudesse tutto il transetto ed evitasse di farci andare persone. Vede, io sono qui da 23 anni, tutto il tetto avrebbe bisogno di una revisione, ma non si sono mai trovati i fondi per farlo». Padre Tomasz Rylko, parroco polacco qui da molti anni, sgrana gli occhi, quello che gli sta dicendo Marta Ciafaloni è quasi una sentenza senza appello, e lo stesso verdetto ieri è arrivato anche dall'ordinanza del Comune. Nella Chiesa di San Francesco niente messa per una settimana, almeno finché i tecnici della Soprintendenza e la Protezione civile non avranno capito l'entità del pericolo per poter delimitare con precisione la tomba del conte Ugolino e l'area off limits. E poi servirà un mese per il ripristino. «Il tetto si è sfaldato proprio sotto quella volta, ma qui ad ogni pioggia colano rivoli d'acqua su tutti i muri, l'orditura lignea delle travi deve essere quasi marcia», aggiunge Ciafaloni. È appena entrata per il primo sopralluogo. "La nostra battaglia per i beni culturali a zero euro" Viaggio nella Chiesa di San Francesco a Pisa dopo il crollo del tetto. Abbiamo assistito al sopralluogo di Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici. "I tagli stanno minacciando il nostro patrimonio, arriveremo a un punto di rottura in cui la situazione di incuria sarà irreversibile". Il parroco Tomasz Rylko indica la volta sopra la cappella del conte Ugolino dove c'è il cedimento: "Temo per i turisti" Architetto della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Pisa, è il funzionario responsabile dei cantieri più importanti. L'Arsenale delle Navi romane, la Certosa di Calci, la chiesa di Santo Stefano ai Cavalieri e appunto San Francesco compongono ormai un lessico famigliare e affettivo che si sta sgretolando. Ferite che non riesce più a curare. «Interverremo il prima possibile, già lunedì spero - dice - ma vede, siamo disarmati. La nostra battaglia per la salvaguardia la facciamo a zero euro, da tre anni non riceviamo nulla, neanche un soldo per la manutenzione straordinaria e ordinaria». Molti dei progetti di restauro già pronti non vengono finanziati. Anche su San Francesco, ad esempio: negli ultimi anni due emergenze, un crollo nel chiostro e uno agli archetti della facciata laterale. «Guardi, fuori ci sono ancora le transenne, dovremmo salire e restaurare gli archi pericolanti ma non abbiamo soldi, e nel cortile, sotto le volte, non abbiamo potuto far altro che posizionare delle reti anti crollo. Ci sarebbe un progetto esecutivo pronto da un anno e mezzo ma non è mai partito per mancanza di fondi». Durante la visita alla chiesa duecentesca dei Francescani, Ciafaloni telefona al ministero, alla direttrice regionale Paola Grifoni, all'assessore Andrea Serfogli che per primo mercoledì sera l'ha avvisata. Vorrebbe far partire subito i lavori, ma confessa di essere disillusa. «Dalla Melandri in poi abbiamo avuto solo tagli fino all'azzeramento di risorse e personale. Non attribuisco responsabilità a Franceschini, che si è speso per finanziare il recupero delle Navi e della Certosa, ma contro le Soprintendenze si è scatenata una campagna denigratoria». Ogni riferimento a Matteo Renzi è assolutamente voluto. «Veniamo additate come strutture polverose e inefficienti. Certo, ogni categoria ha le sue mele marce, ma sa una cosa: stamani ho chiamato due aziende prima di venire qui, per capire se fossero disponibili a fare il lavoro, mi hanno risposto di no, che tanto il Mibact paga ad un anno di distanza». Nella chiesa, la più importante in città dopo il Duomo, servirebbero interventi strutturali. E anche sul tetto «bisogna fare presto, da anni è senza manutenzione», dice padre Rylko, «e se ora arrivano le piogge invernali c'è il pericolo di nuovi crolli». L'ordinanza dà trenta giorni di tempo per i lavori. «In questo momento il Paese è senza futuro, paga la miopia delle scelte politiche del governo, fatte in stile Bocconi. L'Italia dovrebbe fare dei beni culturali il settore trainante della sua economia, li tratta come una zavorra». Cianfaloni si ferma nel chiostro. Guarda il campanile pensile. Sulla vetta brillano come prisma le porcellane decorative. Appoggia una mano alla colonna. «Guardi, si sta staccando uno strato di pietra serena. Vede, se potessi intervenire adesso, potrei salvarle tutte. Curare un monumento anno dopo anno significa questo, conservazione. Senza questo si raggiunge un punto di rottura oltre il quale il danno è irreversibile. Non restano che crolli, macerie, la fine del nostro patrimonio».