ROMA È ancora polemica sul Colosseo, ventiquattr'ore dopo l'assemblea sindacale che ha comportato la chiusura del sito per due ore e mezza e la contromossa del governo che ha varato il decreto legge antiserrata. Il dl approvato dal Cdm venerdì ha inserito i musei tra i servizi essenziali come i trasporti e la sanità aprendo la via alla strada della precettazione. Per questo i sindacati sono di nuovo sul piede di guerra e ora minacciano lo sciopero per ottobre. Matteo Renzi però alza il tono della polemica dalle pagine dell'Unità. «Alcuni sindacalisti pensano ancora di poter prendere in ostaggio la cultura e la bellezza dell'Italia, non hanno capito che la musica è cambiata e il decreto lo dimostra inequivocabilmente, cambierà eccome se cambierà», avverte il premier. Parole che non fanno che aumentare la tensione. Già alta per la gaffe del sottosegretario ai Beni Culturali, Francesca Barracciu che in un tweet definisce l'assemblea sindacale della Rsu, per altro annunciata regolarmente da una settimana, «un reato». Subissata dalle critiche e dalle richieste di chiarimenti la Barracciu prova a spiegare. Il termine reato va inteso «in senso lato», dice. Anzi «è iperbole». I sindacati comunque non ci stanno a farsi mettere dietro la lavagna. Il governo ha sbloccato i fondi per pagare i salari accessori di tutti i lavoratori del Mibac, fermi da mesi nel caso del Colosseo. Lo ha reso noto Claudio Meloni, coordinatore Cgil per il Mibac. «Con singolare coincidenza con l'assemblea sindacale in alcuni siti è arrivato lo sblocco dei fondi per pagare i i salari accessori per il 2014 e il 2015, evidentemente la mobilitazione è servita, a prescindere da quanto accaduto al Colosseo», spiega. Attacca Susanna Camusso, leader della Cgil: «La strumentalità della vicenda del Colosseo da parte del governo è così evidente che, contemporaneamente a questa sceneggiata del decreto che si inventa in un'ora, hanno dovuto sbloccare i fondi per i pagamenti ai lavoratori». Lo sblocco degli arretrati che presumibilmente i lavoratori percepiranno in un paio di mesi, non ferma però la mobilitazione perché la vertenza nazionale è anche sulla richiesta di un piano di occupazione straordinario e sulle riforme che per il sindacato stanno procurando il caos organizzativo. «Resta forte la possibilità di uno sciopero che, se la situazione non si sblocca potrebbe essere a ottobre», avverte Meloni. Sulla decisione che prenderanno Cgil, Cisl e Uil ovviamente peserà anche il decreto appena approvato dal governo. Nessuno lo ha ancora letto, precisano i sindacati. Ma stando alle dichiarazione di Renzi e del ministro Dario Franceschini che ancora ieri ha parlato di «un passaggio storico», va a incidere in maniera rilevante sul diritto di sciopero. Musei e siti erano già inseriti nei servizi pubblici essenziali, ma ora con il decreto gli scioperi andrebbero fatti lasciando aperti i siti, con una sorta di precettazione dei lavoratori. Eppure in tutta Europa ci sono stati casi come quello del Colosseo senza che nessun governo si sia sognato di varare decreti, sottolineano Cgil, Cisl e Uil ricordando i tre giorni di chiusura della Torre Eiffel e la mobilitzione dei lavoratori della National Gallery di Londra che va avanti da mesi. Il ministro Franceschini rivendica la decisione del governo e insiste: aver fatto stare i turisti per tre ore in fila davanti al Colosseo «è stato un danno enorme per l'Italia». Sulla stessa linea è Ignazio Marino. «Il Colosseo è l'immagine di Roma e in parte anche dell'Italia nel mondo, è stato un danno di immagine planetario» dichiara il sindaco di Roma. Il decreto non basta a Maurizio Sacconi che invoca una nuova legge sul diritto di sciopero. In difesa dei lavoratori si schiera Pier Luigi Bersani: «Non si può sbattere la croce da un lato solo, se fossi al governo e mi arrivano dei lavoratori pubblici e mi dicono che a un anno e mezzo non prendono il 30 dei compensi direi loro: vi capisco e risolvo», dice.