E' morto ieri a sessant'anni, per un male incurabile scoperto all'improvviso, Paolo Caputo, funzionario archeologo responsabile dell'area archeologica di Cuma. Lo studioso, dedito alla valorizzazione, oltre che alla conservazione del sito tra i più importanti per le origini di Napoli e tra i più affascinanti di quelli che stanno intorno all'antica città, aveva sostenuto con forza la necessità di nuovi scavi da far seguire a quelli iniziati nel 2012, quando sull'acropoli fu scoperto un importante edificio di culto. Caputo aveva saputo mantenere i difficili equilibri in un'area archeologica dove si erano avvicendate, spesso lavorando per oltre un decennio assieme, diverse università. Era anche autore di una guida all'archeologia del sito la prima delle colonie di popolamento greche in occidente e nel volume uscito nel 2010 e che è ancora un riferimento sul tema, collegava in maniera ragionata i resti visitabili nell'itinerario di Cuma con i reperti trasferiti al Museo Archeologico di Napoli. Cortese, attento, appassionatissimo della sua materia, alternava momenti di lavoro sul campo da funzionario in una terra difficile con momenti di studio e divulgazione.