Il governo ha decretato l'inserimento dei servizi culturali fra quelli essenziali. Questo cambia le regole degli scioperi e consente un rispetto per le persone che scelgono di visitare la nostra città. Se scelgono noi, non li facciamo pentire. Se scelgono noi, proviamo almeno a meritarci la fiducia (anche sconfinata) che ci viene attribuita. Se scelgono noi, talvolta nonostante noi, usiamo almeno la gentilezza. Non è stato così al Colosseo: nessuna informazione sui siti (ma lo sanno in che anno viviamo?) o peggio sbagliata, come la confusione da strapaese tra a.m. e p.m. nell'indicazione dell'ora di riapertura. Un errore di dodici ore che ha aggiunto (senza necessità) rabbia, confusione e mediocrità alla già nefasta chiusura. Questi nostri ospiti arrivano con la mente piena di attese: vogliono assecondare un sogno, alimentare un ideale di vita perfetta (dentro la bellezza, con un buon cibo, bei negozi, piazze accoglienti) o semplicemente passare un po' di giorni lontani dalla vita ordinaria. E invece trovano un messaggio crudo, cinico, inospitale. E il messaggio è semplice: noi abbiamo le nostre beghe, tornate dopo, e se non tornate, non fa niente. Ostilità invece di ospitalità. Si può essere accoglienti anche in un conflitto sindacale. A Londra è in corso una battaglia sulla privatizzazione dei servizi della National Gallery. I sindacalisti non chiudono il museo, ma distribuiscono volantini ai visitatori con un sorriso, spiegano le loro ragioni, invitano alla discussione. Hanno una pagina di facebook (che piace a 6.650 persone) in cui mostrano i loro argomenti. Sanno che i loro interlocutori sono i visitatori, chiedono il sostegno, non chiudono le porte in faccia. Il Colosseo potrebbe aprire la notte (da ottobre a febbraio l'ingresso chiude addirittura alle 15,30), potrebbe essere il gioiello più prezioso del nostro Paese e prendere nuova vita con i concerti (perché all'arena di Verona sì e al Colosseo no?), potrebbe generare esperienze fantastiche con le tecnologie digitali. Dobbiamo diventare il paese migliore al mondo non solo per il patrimonio, ma per quel che ci facciamo di quel patrimonio. Il primato italiano si crea costruendo cattedrali d'ingegno sulla ricchezza che abbiamo, non lucrando sulle rendite di posizione. La cultura è il terreno perfetto dove Roma può giocare le sue carte migliori per riconquistare una primazia nazionale e una qualità internazionale, oggi oscurate. Togliamo la cultura da una concezione burocratico-statalista, da regole (malamente) sedimentate ed eterne come il marmo che custodiscono, dal corporativismo degli «addetti». Capiremo che essere ospitali non è (solo) un dovere morale, ma è il modo più semplice per dire a tutti che la cultura è di tutti.
L'ospitalità e l'ostilità
Il governo ha decretato che i servizi culturali siano considerati essenziali, cambiando le regole degli scioperi. Questo permette un rispetto per le persone che scelgono di visitare la città. Tuttavia, il Colosseo non ha seguito questo esempio, con un'esperienza negativa per i visitatori. I visitatori hanno trovato un messaggio crudo e inospitale, con un'esperienza di conflitto sindacale. A Londra, invece, i sindacalisti hanno distribuito volantini ai visitatori con un sorriso e hanno invitato alla discussione. Il Colosseo potrebbe aprire la notte e ospitare concerti, generando esperienze fantastiche con le tecnologie digitali.
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