Camusso: «Il decreto? Una sceneggiata. Tanto che hanno dovuto sbloccare il salario accessorio». E Bersani si schiera con i lavoratori in assemblea: «Non si può sbattere la croce su un lato solo» ROMA. «Un passaggio storico ben oltre i fatti di ieri: musei e luoghi della cultura diventano servizi pubblici essenziali. Si applica l'articolo 9 della Costituzione». Il giorno dopo le polemiche per la chiusura di tre ore del Colosseo, a causa di un'assemblea dei lavoratori, il ministro Dario Franceschini twitta soddisfatto. Il governo è intervenuto con un decreto ad hoc, anche se il responsabile del Mibact continua a sottolineare: «Nessun limite o attacco ai diritti dei lavoratori, ma regole chiare che esistono già per altri settori, dalla sanità, alla scuola, ai trasporti». In risposta ad un lettore de l'Unità, il premier Matteo Renzi ribadisce: «Certi sindacalisti pensano ancora di poter prendere in ostaggio la cultura e la bellezza dell'Italia. Non hanno capito che la musica è cambiata, non gliela daremo vinta, mai». Musei come i servizi pubblici essenziali significa più regole e tutele, per esempio almeno dieci giorni di preavviso per la proclamazione dello sciopero, la possibilità di una precettazione, il necessario vaglio dell'Autorità garante. Ma è davvero questo il punto? Dietro le parole si intravede un vero e proprio scontro politico. Il segretario della Cgil Susanna Camusso denuncia una «palese strumentalità» della vicenda del Colosseo da parte del governo e definisce il decreto «inventato in un'ora», una «sceneggiata». Tant'è vero che il ministero dell'Economia «ha dovuto sbloccare i fondi per i pagamenti ai lavoratori». Il coordinatore Cgil Mibact, Claudio Meloni aggiunge: «I beni culturali erano già tra i servizi pubblici essenziali, inseriti nella legge 146 del 90. La verità è che si vuole andare ad incidere in maniera rilevante sul diritto di sciopero». Ecco perché, continua Meloni, nonostante «per una singolare coincidenza sono stati sbloccati i fondi per il pagamento dei salari accessori», sarà ancora possibile che «ad ottobre, proclameremo uno sciopero. Ci sono altre questioni sul tavolo, la carenza di organico e adesso ovviamente anche il decreto del governo». Perplessa una parte del Pd. Pier Luigi Bersani su tutti: «Non si può sbattere la croce su un lato solo attacca l'ex segretario . Se io fossi al governo e mi arrivano dei lavoratori pubblici che mi dicono che da un anno e mezzo non prendono il 30 dello stipendio direi loro: vi capisco e risolvo». Ma c'è anche un'altra questione che dovrà essere discussa. La evidenzia il segretario generale Cisl Fp Giovanni Faverin. «L'assemblea non è regolamentata dalla legge 146 del 90 sui servizi pubblici essenziali, così si confondono le cose dice Faverin . Decreto Colosseo? Bene, se c'è l'intenzione di investire e di portare più risorse ma non c'entra niente il diritto di assemblea con quello di sciopero». Si tratta, aggiunge Enzo Feliciani, segretario Uil Beni culturali, di «un decreto assolutamente inutile. Il problema vero attiene alla carenza di personale».