Diego Della Valle, lei ha destinato 25 milioni di euro al restauro del Colosseo. Che cosa ha pensato della polemica per la chiusura di tre ore per un'assemblea sindacale? «Non è la prima volta. Ho pensato a un danno all'immagine del Paese. Ma chi ha deciso per l'assemblea lo ha fatto forse in buona fede, non calcolando che basta la parola "Colosseo" per catturare l'attenzione di chiunque sia connesso a un telefono, sulla Rete, o segua la tv». Lei parla di buona fede. Quindi pensa che le richieste sindacali vadano ascoltate? I dipendenti del Colosseo sono 27 suddivisi in tre turni con 6.000 visitatori al giorno. E c'era anche il nodo di fondi accessori del 2014 e 2015 ancora da pagare, saldati solo ieri dopo la protesta. «Il Colosseo, e tutto il Patrimonio italiano, va aperto con un numero adeguato di dipendenti. Chi lavora ha diritto a orari corretti, dev'essere pagato in modo equo e gli arretrati vanno saldati. Un dipendente con lo stipendio ci mangia: non compra ville. E se è vero che c'è un danno di immagine al Paese con una chiusura del genere è anche vero che i beni culturali italiani vanno mostrati agli italiani e agli stranieri nelle migliori condizioni possibili. Mi auguro che il governo, che il ministro Dario Franceschini, facciano presto il punto sui dipendenti necessari ai musei. Se c'è bisogno di personale, occorre assumere. Se il governo pensa di puntare sulla cultura, deve crederci fino in fondo. Urge un piano strategico». Lei è stato al centro di mille polemiche per la sua sponsorizzazione «Sì, abbiamo avuto ritardi dovuti a piccole diatribe di politica locale. Poi siamo partiti e abbiamo dimostrato le nostre vere intenzioni: finanziare in modo disinteressato il restauro, senza alcun ritorno commerciale, perché è giusto che un imprenditore, orgoglioso della sua nascita italiana, restituisca al Paese ciò che ottiene anche grazie al marchio del Made in Italy. Molti autorevoli esponenti del mondo dei beni culturali, all'inizio contrari, quando hanno ascoltato i termini dell'operazione sono sta-ti costretti a dire: "ma perché no?". Però le polemiche hanno fermato chi avrebbe voluto seguirci, anche dal resto del mondo. Basta pronunciare le parole Pompei, Firenze, Reggia di Caserta per trovare molte persone pronte a intervenire nel nome dell'amore per l'Italia. Dopo il Colosseo c'è comunque chi ha finanziato il restauro della Fontana di Trevi, del Ponte di Rialto». Crede che ci saranno altri sostegni simili al suo? «Penso di sì. Ma sarebbe bello se l'esempio venisse dall'Italia. Molte aziende con una forte presenza di capitale pubblico, mi vengono in mente Eni, Finmeccanica, Enel, solo per fare qualche esempio, spendono molto in comunicazione. Meglio sarebbe investire quei fondi nella salvaguardia del Patrimonio. I nostri beni culturali sono la base dell'unica ripartenza possibile del Paese». Molti parlano del Sistema Paese «Una frase fatta che conduce talvolta al porto delle nebbie. La verità è che una adeguata cura del Patrimonio, e una sua giusta valorizzazione che sia rispettosa e consapevole del significato storico-artistico, attiva una filiera infinita: più infrastrutture, quindi trasporti aerei e ferroviari, migliori aeroporti e stazioni, occasioni internazionali per il Made in Italy e per la nostra cucina, maggiore occupazione soprattutto giovanile in tanti settori, anche quello agricolo. Meno ragazzi che devono lasciare l'Italia, minori fratture sociali legate alla distanza tra i genitori e i figli. Non è un'utopia. Se si ragionasse così potremmo diventare un Paese ineguagliabile, una macchina da guerra economica». Pensa sia giusta la scelta del governo di inserire i Beni culturali nell'ambito dei servizi pubblici essenziali, come trasporti o sanità, e sottoporli alle stesse regole sindacali su scioperi e assemblee? «Se tutto questo può davvero evitare azioni improvvise e dannose, ben venga. Ma bisogna nello stesso tempo, come ho detto, trattare i dipendenti nel modo corretto». All'Expo continuano le code. Che impressione le fanno? «Dico che quando le cose sono fatte bene, funzionano. Infatti posso anticipare che i lavori di restauro del Colosseo verranno consegnati diversi mesi prima del previsto...».
Corriere della Sera
20 Settembre 2015
L'intervista. Della Valle: Patrimonio aperto ma con i dipendenti necessari. Investano le aziende pubbliche
PA
Paolo Conti
Corriere della Sera
Il presidente della Fondazione Colosseo, Diego Della Valle, ha destinato 25 milioni di euro al restauro del Colosseo. Ha risposto alle polemiche per la chiusura del Colosseo per tre ore per un'assemblea sindacale. Della Valle ha sostenuto che le richieste sindacali vanno ascoltate, ma ha anche sottolineato l'importanza di mantenere un numero adeguato di dipendenti per aprire il Colosseo. Ha anche parlato della necessità di saldare gli arretrati dei dipendenti e di garantire orari corretti e un pagamento equo.
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