Il leader della sinistra interna al Pd: «Se io fossi al governo e mi arrivano dei lavoratori pubblici che è un anno che non prendono il 30direi : vi capisco e poi risolvo» «Non si può sbattere la croce su un lato solo perché ci sono spunti di riflessione per tutti: per i lavoratori, per i sindacati e per il governo». In visita privata a Brescia per visitare il museo di Santa Giulia e la mostra «Brixia. Roma e le genti del Po», il leader della sinistra interna al Pd Pierluigi Bersani commenta in questo modo le polemiche divampate dopo la chiusura del Colosseo per un'assemblea sindacale e la successiva decisione del governo di inserire musei e luoghi della cultura tra i servizi essenziali sottoposti a regole rigide sugli scioperi. «D'altronde - ha affermato - Se per un anno i lavoratori non prendono il 30 del loro salario avranno diritto a chiederlo o no?». Dopodiché per Bersani è anche giusto chiedersi «se il modo per chiedere queste cose è quello giusto o meno» perché è indubbio che «al giorno d'oggi bisogna porsi il problema delle forme di mobilitazione». Non solo Colosseo: spazio a sondaggi e riforme costituzionali C'è spazio anche per una punzecchiatura a Renzi e Franceschini: «Se io fossi al governo e mi arrivano dei lavoratori pubblici che è un anno che non prendono il 30 dello stipendio direi loro: vi capisco e poi risolvo la questione». Accompagnato dai due senatori bresciani Paolo Corsini e Massimo Mucchetti, alla domanda sullo stato di salute del Pd, dato in crescita in base agli ultimi sondaggi Bersani ha osservato: «Il Pd sta bene, noi ci siamo e diamo una mano lealmente ma sui sondaggi settimanali andrei cauto: il problema che abbiamo come forza di centro sinistra e tenere insieme crescita, lavoro ed equità». Una battuta anche sul dibattito sulle riforme costituzionali: «Ci sono affermazioni di volontà di trovare un'intesa. Bene, ma noi diciamo che il Senato deve essere elettivo e che questo punto deve essere inserito nel testo della legge senza ambiguità».