Spartano e poliedrico, una kunsthalle spinta che si apra alla musica e alle feste. Decaro e Emiliano presentano il «Polo del contemporaneo» che sorgerà tra Margherita, mercato del pesce e Sala Murat. Pubblicate le gare da 10 milioni. Se i numeri pesano, quelli del Polo del contemporaneo sono da capogiro: Bari passerà nel giro di due anni da zero a circa 4 mila 700 metri quadri frazionabili in ben 42 aree espositive di spazio dedicato alle arti (non solo visive). Introdotti da una piazza coperta, nel foyer del Margherita. Attorniati e serviti, come necessario per la sostenibilità economica, da tre caffetterie, dai box per la vendita alimentare e altrettanti per la somministrazione di street food (il modello qui è San Lorenzo a Firenze), infine da un roof garden con vista mozzafiato sulla città, perfetto per le feste. E, grazie ai dieci milioni di euro di fondi Fesr investiti dalla Regione ma il cui impiego va rendicontato entro la fine dell'anno, l'operazione sarà rapida: le due gare sono state pubblicate, dovrebbero essere aggiudicate entro fine dicembre. In 22 mesi saranno recuperati alla piena fruizione sia l'ex teatro Margherita sia il Mercato del pesce. Che cosa questi due edifici, più il terzo che compone il Polo, la Sala Murat, conterranno, non può dirlo nessuno. Perché il progetto barese è talmente nuovo, talmente sperimentale (e talmente in fieri) da non avere uguali «sicuramente in Italia e forse neppure in Europa», come dice l'entusiasta assessore comunale alla Cultura, Silvio Maselli. La gestione, il cui piano deve essere ancora affinato, sarà totalmente affidata a un privato. Che dovrà riuscire a mantenere il Polo in equilibrio finanziario senza neppure un euro di fondi pubblici e garantendosi un ricavo misurato in 2 milioni e 600 mila euro. Come si fa? Ora progettando «non spazi neutri ma flessibili, in grado di contenere i movimenti dell'arte e della creatività contemporanea», come pennella Massimo Torrigiani, che ne sarà direttore artistico. Poi, vendendo almeno 130 mila biglietti di ingresso all'anno: cioè offrendo intrattenimento il più vario possibile. A vigilare perché la «multidisciplinarità» sia abbastanza spinta il Polo darà spazio a residenze e atelier per artisti, ospiterà performance artistiche e concerti pop, ma anche feste ed eventi commerciali da essere remunerativa, ma non troppo per non distorcere il senso di luogo delle arti, saranno Torrigiani e l'azione di controllo della associazione culturale cui il Comune darà vita. «Non bisogna innamorarsi delle proprie idee»: incassa con stile la sconfitta, il presidente della Regione Emiliano che in quegli stessi spazi aveva immaginato una galleria d'arte più tradizionale, accantonata prima dall'amministrazione Vendola e ora da quella comunale di Decaro perché «a Bari non ci sarebbe un pubblico sufficiente a renderla sostenibile». L'attuale sindaco insiste molto sul risultato: «Questo polo sarà attraversato non soltanto visitato. Vinciamo una grande sfida perché ha lavorato allo scopo un grande collettivo».