Decreto limita assemblee e scioperi agli Uffizi, ma anche nelle gallerie più piccole. L'onda lunga del Franceschini pensiero: «Bisogna inserire anche i musei fra i servizi essenziali», arriverà magari anche qui. Ma non sono arrivati i disagi che lo hanno generato. Se ieri a Roma l'assemblea indetta dai lavoratori ha tenuto chiusi Colosseo e Fori Imperiali per tre ore generando lunghissime code, non lo stesso può dirsi per quella convocata dai lavoratori della Galleria Palatina in due tranche, dalle 8,15 del mattino fino alle 9,45 e poi dalle 17,30 alle 19. Ma andiamo ai fatti, dopo il caos romano di ieri il ministro ha chiesto e ottenuto che in Consiglio dei ministri venisse approvato il principio secondo cui anche i musei sono servizi volti a garantire il godimento dei diritti esenziali della persona, e che quindi abbiano regole proprie riguardo al diritto di sciopero, che è comunque garantito con delle restrizioni: un preavviso più lungo, l'assicurazione, comunque, che anche durante le ore di sciopero ci sia parte del personale che garantisce i suddetti servizi (negli ospedali ma anche nei mezzi pubblici per esempio). Le regole varranno per tutti i musei e luoghi di cultura, senza distinzione tra statali, comunali, pubblici e privati. Una battaglia vinta a fronte di tante proteste dei turisti a Roma. Proteste che però, qui a Firenze, non si sono viste. L'assemblea, infatti c'è stata, c'è stata le lunghe code no. Né al mattino né al pomeriggio. «L'avevamo annunciata da tempo dice Enzo Feliciani della Uil la nostra direzione aveva diramato l'informativa ai giornali. Mi pare che su a Roma stiano facendo confusione tra assemblea e sciopero. Che, tra parentesi, sono diritti acquisiti di tutti i lavoratori». In verità sulla questione è intervenuta anche Paola Grifoni che con la riforma è diventata segretario dei beni culturali per la Toscana: «Non so che cosa abbia detto oggi il ministro Franceschini ci ha detto per telefono sono in viaggio. So che oggi c'era assemblea e che nei prossimi giorni ce ne saranno altre (martedì 22, dalle 8,15 alle 10 si riuniranno i lavoratori del Bargello riuniti sotto la sigla Cisl Fp ndr. ) . Era immaginabile che dopo la riforma ci potessero essere esigenze di questo tipo da parte dei lavoratori. Vorrei aggiungere, per altro, che da anni è stato approvato un regolamento che consente ai lavoratori di riunirsi in assemblea a inizio o a fine turno per evitare disagi eccessivi ai visitatori». Unica osservazione da chi è andato di persona a verificare come andavano le cose all'ingresso di Palazzo Pitti è che non c'era un cartello che avvisava gli eventuali turisti dell'orario di apertura ridotta. A noi lo ha detto il personale che era all'ingresso da noi interpellato: «Oggi (ieri per chi legge ndr .) non si è potuta visitare la Galleria Palatina gli altri luoghi di Palazzo Pitti sì, visto che l'assemblea riguardava solo la Galleria la mattina dalle 8,15 alle 10 e il pomeriggio dalle 17,30 in poi. Le ragioni dell'assemblea sono varie: in primo luogo i lavoratori chiedono che siano loro pagate le turnazioni (cioé i turni nei festivi o per le aperture straordinarie) i cui importi da gennaio scorso non gli sono stati corrisposti: «Su uno stipendio base di circa 1.200 euro spiega Feliciani si tratta di un cifra di 200 euro circa in più non è poco». Poi contestano il recente ridimensionamento della pianta organica dell'ex Polo (di circa il 20 per cento rispetto ai 700 previsti dalla precedente) e da ultimo la mancanza di un coordinamento in questa fase di «vacatio» di potere. «L'architetto Grifoni concludono i lavoratori riunitisi ieri in assemblea fa quello che può, a volte si assume responsabilità gravose. Ma con questa quadripartizione del Polo (ora ci sarà un dirigente per il Bargello, uno per gli Uffizi, uno per l'Accademia e uno per i restanti musei ndr .) noi non sappiamo più a chi chiedere cosa. A chi domandare un permesso. Di più: non sappiamo chi di noi lavorerà da una parte e chi dall'altra». I direttori autonomi non sono ancora arrivati, ma di grane sul loro orizzonte ne incontreranno parecchie sembrano voler dire i dipendenti del ministero dei Beni Culturali in forze a Firenze. E la cosa vale anche per quelli delle altre città della Toscana. Ciascuna con il suo dirigente. E intanto si profila uno sciopero generale dei lavoratori del Mibact.