ROMA. I due finti gladiatori romani, Marco e Antonio, nomi d'arte non casuali, cercano di regalare un po' di buonumore al serpentone umano lungo più di mezzo chilometro fatto di turisti increduli, indignati e infine rassegnati tra le 8.30 e le 11 di ieri mattina davanti ai cancelli chiusi del Colosseo. «Qui solo tollerati ma non autorizzati», puntualizzano i due legionari, con la loro daga di plastica (ma dall'effetto acciaio invecchiato) dicono di regolare l'ordine pubblico con l'unica vera arma a loro disposizione: la simpatia. Ma non è impresa facile, rasserenare quasi seimila persone ferme in coda per più di due ore e disposte su tre file gruppi con biglietto, senza e ingressi singoli sconcertate oltretutto da un cartello in inglese (per fortuna poi tolto) che per errore indicava le «11 p.m.», cioè le undici di sera e non di mattina, come l'orario previsto per la fine dell'assemblea dei custodi e il conseguente ritorno alla normalità (più di un turista, così, ha girato i tacchi). Disperazione specie tra i croceristi, che hanno visto andare in fumo il loro tour giornaliero, e gli altri gruppi dall'itinerario forzato e i tempi limitati (moltissimi francesi, inglesi, spagnoli), presto usciti dall'inutile fila per dirigersi verso San Pietro e i Musei Vaticani. «C'è arrivato un sms dalla Soprintendenza solo ieri sera racconta Stefano Donghi, guida turistica con 30 anni di esperienza in cui, tra l'altro, veniva annunciata solo come "probabile" la chiusura del Colosseo. Ma troppo tardi per poter avvisare i nostri clienti». Americani allibiti davanti ai cancelli: «That's incredible!». Meno male che ieri, almeno, non s'è visto Obama...