Il decreto li inserisce tra i servizi essenziali. Per riunirsi o scioperare servirà il sì del Garante ROMA. La prossima volta, i custodi del Colosseo, per riunirsi in assemblea come hanno fatto ieri lasciando 6 mila persone per più di due ore davanti a una transenna o per proclamare un'agitazione sindacale, dovranno confrontarsi con il Garante degli scioperi, la speciale Commissione di garanzia istituita dalla legge 146 del 1990, che regolamenta l'astensione dal lavoro nei servizi pubblici essenziali. Col rischio di vedersi precettati. Perché da ieri sera dopo lo scandalo, le proteste e l'indignazione con il decreto-flash approvato a Palazzo Chigi e ribattezzato non a caso «dl Colosseo», il governo ha deciso che i musei e i beni culturali in generale saranno regolati «alla stregua di scuole, treni, aerei e ospedali», così ha chiarito il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Sarà impedita, cioè, l'interruzione del pubblico servizio: perché la visita di un museo, uno scavo, un monumento d'ora in poi sarà riconosciuta come un diritto pieno dei cittadini. Il diritto alla cultura come il diritto alla salute, all'istruzione, al trasporto. «È una conquista di civiltà in un Paese come l'Italia», l'ha definita Franceschini, alla vigilia delle Giornate del Patrimonio Europeo, oggi e domani. Dunque, alla legge 146 del '90 è stata fatta un'aggiunta non di poco conto («all'articolo 1 comma 2», ha spiegato lo stesso ministro) che contempla adesso nell'elenco dei servizi pubblici essenziali anche l'apertura garantita dei musei e degli altri beni culturali. Pompei e Colosseo in primis. Ma non solo: «Le regole del decreto legge varranno per tutti i musei e i luoghi di cultura, senza fare distinzione tra statali, comunali, pubblici e privati», ha puntualizzato ancora il ministro. E sebbene Claudio Meloni, coordinatore nazionale Cgil per il Mibact, annunci che «la vertenza sui beni culturali potrebbe portare presto ad uno sciopero nazionale, Cgil,Cisl e Uil hanno già avviato le procedure previste dalle legge...», il ministro ci tiene a precisare che «col decreto nessuna limitazione viene posta al diritto legittimo di fare un'assemblea o di proclamare uno sciopero», ma l'intenzione è quella semplicemente di sottoporre al Garante «le modalità e la tempistica». Lo afferma a chiare note anche il premier Matteo Renzi: «Con questo decreto legge non facciamo nessun attentato al diritto allo sciopero ma diciamo solo che in Italia, per come è fatta l'Italia, i servizi museali sono dentro i servizi pubblici essenziali. Non diciamo che non si possono fare le assemblee ma diciamo che si possono fare rispettando però delle regole del gioco che consentiranno a chi si è fatto 9 mila chilometri e speso migliaia di dollari o di euro per venire a visitare il Colosseo o Pompei, di non trovarsi davanti la sorpresa dell'assemblea sindacale». E ancora: «Non è un diritto in meno ai sindacati, ma un diritto in più agli italiani e agli stranieri ha detto Renzi . Degli amici mi hanno raccontato di aver intercettato nel pomeriggio sul treno Roma-Firenze l'amarezza di un gruppo di turisti americani diretti a Venezia che la mattina non avevano potuto visitare il Colosseo. Questo è senza parole». Al centro dell'assemblea dei custodi del Colosseo, ieri, c'erano il mancato pagamento dei salari accessori incluse le festività e l'insufficienza di personale. «Tutto regolare obietta Domenico Blasi, sindacalista dell'Usb la Soprintendenza era informata dal 12 settembre». Il ministro Franceschini, però, non ha nulla da ridire sulla correttezza dei sindacati e in conclusione tende loro la mano: «Mentre i turisti al Colosseo aspettavano fuori ed era in corso l'assemblea, io ero a un incontro al ministero dell'Economia per cercare di risolvere il problema degli straordinari non pagati».