Chiusi, per un'assemblea sindacale poi conclusa in mattinata, il Colosseo e i Fori. Ieri a Roma, come nei mesi scorsi a Pompei, le ragioni dei lavoratori e dei turisti sono andate in conflitto. Immediata la reazione del governo. Nel pomeriggio via libera a un decreto legge che equipara i beni culturali ai servizi pubblici essenziali: per scioperi e assemblee servirà il parere del Garante. Chiuso per assemblea il Colosseo e serrati anche altri importanti siti archeologici della capitale. Chiuso per due ore e mezza, quasi tre di fatto, dalle 8 e 30 del mattino alle 11, con decine di turisti increduli davanti ai cancelli, a fissare i piccoli cartelli di avviso. Attorno alle 11 e 30 si riapre, ci vuole un po' per smaltire la coda ma alla fine della mattinata la situazione torna alla normalità. Scoppia invece un enorme bubbone politico. Tutti indignati, scandalizzati per la chiusura del Colosseo, già chiuso una volta a giugno, come accaduto per Pompei. «La misura è colma dice il ministro del Mibact Dario Franceschini . La cultura deve essere tutelata, proprio adesso che stiamo investendo più soldi, nella legge di Stabilità, per i Beni culturali». La reazione del premier Matteo Renzi, che mette all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri del pomeriggio un decreto ad hoc per regolare scioperi e assemblee nei Beni culturali, arriva su Twitter: «Non lasceremo la cultura ostaggio dei sindacati». Anche il sindaco Ignazio Marino s'indispettisce: «La chiusura del Colosseo è uno schiaffo a cittadini e turisti e un danno all'immagine del Paese». Ma loro, i lavoratori dei siti archeologici rimasti chiusi per quasi tre ore, non ci stanno a fare la parte dei cattivi. «La soprintendenza era informata dal 12 settembre che il 18 ci sarebbe stata un'assemblea spiega Domenico Blasi dell'Usb . Noi abbiamo informato il soprintendente per il Colosseo, lui doveva informare gli organi superiori». Franceschini, invece, a quanto pare non sapeva. E i sindacati, pur con posizioni diverse, difendono i lavoratori. Susanna Camusso, leader Cgil, attacca: «L'Italia è uno strano Paese, fare un'assemblea sindacale è diventata una cosa impossibile. Capisco che si può fare attenzione in periodi di particolare afflusso turistico ma se ogni volta che c'è un assemblea c'è un problema allora si dica che i lavoratori in certi luoghi non possono più avere questo strumento di democrazia». Più morbida Annamaria Furlan, Cisl: «Giusto non danneggiare i turisti, ma prima di pensare a un decreto, apriamo un confronto con il governo». E Carmelo Barbagallo, Uil: «Il premier non perde occasione per scagliarsi contro i sindacati ma l'assemblea al Colosseo è stata convocata dai lavoratori per il mancato pagamento del salario accessorio. Quei lavoratori meriterebbero più rispetto. Gli attacchi sono pretestuosi». I lavoratori riuniti a Palazzo Massimo si sfogano: «Sono 9 mesi che non ci pagano gli straordinari». In particolare, i 26 lavoratori che si occupano del Colosseo, denunciano carenza di personale. La notizia fa subito il giro del mondo. «Quando c'è di mezzo la reputazione del Paese, si dovrebbe fare una riflessione in più è il commento di Diego Della Valle, titolare di un contratto di sponsorizzazione per il restauro . Se si parla di Colosseo o di Pompei bisogna rendersi conto che si accendono i riflettori del mondo. E la reputazione del nostro Paese ne subisce gravi danni».
Colosseo, scontro Renzi-sindacati. Ora i musei come servizi pubblici
I lavoratori dei siti archeologici di Roma, compreso il Colosseo, si sono riuniti per un'assemblea sindacale, che è stata chiusa dal governo. Il ministro del Mibact Dario Franceschini ha affermato che la cultura deve essere tutelata e ha equiparato i beni culturali ai servizi pubblici essenziali. Il premier Matteo Renzi ha reagito su Twitter, affermando che non lascerà la cultura ostaggio dei sindacati. Il sindaco Ignazio Marino ha criticato la chiusura del Colosseo, affermando che è uno schiaffo a cittadini e turisti. I lavoratori dei siti archeologici hanno denunciato carenza di personale e mancato pagamento del salario accessorio.
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