Nicola Spinosa torna a Capodimonte. Dopo la lunga stagione al vertice, conclusa con il pensionamento nel 2009, lo storico soprintendente è stato coinvolto nuovamente in virtù della riforma voluta dal ministro Franceschini. La stessa legge in base alla quale come responsabile del museo nella Reggia sta per prendere servizio il francese Sylvain Bellenger prevede che ogni direttore sia affiancato da otto super esperti. Per il cda due li nomina il ministro della Cultura e altri due lo stesso ministro, ma d'intesa con i colleghi dell'Istruzione e dell'Economia; per il comitato scientifico, uno è designato dal ministro, uno dal Consiglio superiore dei beni culturali, uno dalla Regione e uno dal Comune. I super esperti dovranno aiutare il direttore nei compiti fondamentali, dalla messa a punto dello statuto al progetto generale del museo stesso. Spinosa è stato chiamato a rappresentare la Regione Campania. Sebastiano Maffettone e Patrizia Boldoni, i consulenti del governatore per la cultura, hanno fatto il suo nome a De Luca, che lo ha fatto contattare. «Mercoledì ho ricevuto una telefonata racconta Spinosa e ho parlato con Maffettone e con la segretaria del presidente, che mi ha chiesto di spedirle il mio curriculum. Mi ha fatto un po' ridere, ma è la burocrazia. De Luca non l'ho mai incontrato». Quindi torna nel «suo» museo. È contento? «A Capodimonte ci andrei in qualsiasi modo. A piedi e in auto, anche se si rischia di morire; in autobus, ma non si arriva, la fermata della metropolitana non c'è... Certamente conosco Capodimonte meglio di chi sta per arrivare. Ci ho trascorso quarant'anni, di cui venticinque come soprintendente, dopo Bruno Molajoli e Raffaello Causa. Ora vedremo chi si trova e cosa si può fare. Ma so bene che i problemi non sono soltanto dentro il museo». A cosa si riferisce? «C'è un complesso problema urbano. Il Museo è isolato e non bastano le navette, come ogni tanto dice qualcuno, perché a Napoli durano tre giorni e comunque finirebbero per rimanere bloccate nel traffico». Quindi cosa proporrebbe? «Per prima cosa coinvolgerei la Regione e lo Stato. La metropolitana collinare passa proprio sotto il parco e c'è già un progetto di fattibilità che fu anche sottoposto a Bassolino quando era governatore. Lui mi disse che la Lega aveva e avrebbe continuato a dire no. Però la linea che da Materdei va verso Miano, passa lì, basterebbero un'uscita e un tapis roulant, come a Parigi e a Londra. In questo modo Capodimonte sarebbe in collegamento con il Museo Archeologico e Palazzo Reale, sarebbe facile raggiungere San Martino, Castel Sant'Elmo e la Floridiana». Però le fermate della metropolitana costano parecchio. «Anche le mostre costano e non si possono mica fare ogni tre mesi. Comunque il metrò resta. E aiuta anche a cambiare il quartiere. A Capodimonte non ci sono alberghi né bed breakfast, i ristoranti sono pochissimi, non c'è un'economia turistica che invece dovrebbe fiorire intorno a un museo molto importante che tra l'altro sorge in mezzo a un grande parco. A Bilbao, quando è stato realizzato il Guggenheim Museum, intorno sono sorti molti locali, il quartiere ha preso vita. Capodimonte invece è un'area depressa e degradata». E le risorse? «Inutile pensare che a Napoli le risorse le mettano i privati. È un problema complesso ma risolvibile. Innanzitutto ci vogliono idee e risorse umane, poi anche risorse economiche. Si deve fare tutto con l'aiuto dello Stato, della Regione e del Comune. Per esempio, va affrontata la questione del personale, molti sono anziani e stanno per andare in pensione, ma il nuovo direttore deve sapere che per assumere qui dovrà attenersi alla legge, cioè dovrà fare i concorsi». Non teme che qualcuno le faccia notare che, come consulente scientifico, sta andando un po' oltre i limiti del suo ruolo? «(ride) Dipende se si aspettano che un consulente scientifico dica che le opere di Masaccio, Tiziano, Caravaggio, Mattia Preti, Ribera si valorizzano illuminandole meglio o staccando più biglietti, oppure che ragioni per renderne più facile la fruizione, come per gli Uffizi a Firenze e il Louvre a Parigi». Da quanto tempo manca da Capodimonte? «Da quando c'era Vona, con il quale ho un rapporto pessimo perché ha distrutto la Soprintendenza creata da Raffaello Causa e poi da me. Da visitatore trovo una situazione non buona ma tutto sommato bastano pochi ritocchi e un po' di manutenzione ben fatta. Certo c'è il problema del parco e ci sono problemi di sicurezza nella zona. Ma soprattutto si deve far arrivare le persone al museo e creare intorno i servizi aggiuntivi che tanto aggiuntivi non sono. Quanto alle mostre, ci sono le collezioni intorno alle quali organizzare grandi iniziative, non necessariamente mostre straniere. Ma al di là dei dipinti, ci sono le maioliche, i vetri. E l'arte contemporanea». Quando comincerà? «Bellenger dovrebbe prendere servizio il 2 novembre. Io intanto me ne vado in Francia e a New York».