Lavoratori e sindacati sul piede di guerra. La "battaglia" per la riapertura domenicale del Museo archeologico nazionale della città romana coinvolge anche i rappresentanti sindacali, che annunciano: «Dopo Aquileia potrebbe toccare a Cividale e a Miramare. Il Ministero faccia qualcosa al più presto». Cgil, Cisl e Uil scendono in campo per difendere i diritti dei lavoratori, al centro di un "caso" scoppiato dopo l'annuncio del direttore del Polo museale Fvg, Luca Caburlotto (ieri a Roma per un incontro con il ministro), il quale, la scorsa settimana, aveva comunicato che, a causa della carenza di personale, il Museo archeologico di Aquileia resterà chiuso la domenica e nei giorni festivi, fino al 31 dicembre. Domenica scorsa, davanti al museo, cittadini, imprenditori, turisti, rappresentanti del Comune e perfino i rievocatori della X Regio avevano organizzato una manifestazione di protesta, che ripeteranno fino a quando l'emergenza non sarà risolta. «Stiamo scontando gli esiti incerti della riorganizzazione voluta dal ministro Franceschini commenta Rinaldo Satolli, segretario nazionale della Federazione lavoratori pubblici e funzioni pubbliche -. È una riorganizzazione calata dall'alto, che si inserisce in un contesto che avrebbe avuto urgente bisogno di piccoli interventi di tipo organizzativo e anche di qualche risorsa in più, in termini economici, ma anche di personale. L'ultimo incontro con il ministro, prima della pausa estiva, è stato deludente. Da undici mesi, i dipendenti, compresi i lavoratori di Aquileia, aspettano la liquidazione delle somme relative alle indennità». Carmela Sterrentino della Cgil Funzione pubblica spiega: «Nei tre musei statali della regione (Aquileia, Miramare e Cividale) ci sono meno di cento persone (addetti alla vigilanza e accoglienza) in servizio. Questi dipendenti garantiscono la sorveglianza 24 ore al giorno e l'accoglienza nelle varie occasioni. Il contratto prevede che possano lavorare il 30 per cento dei festivi. Con questa disponibilità non riescono a coprire i turni. Una deroga nazionale ha portato questo limite al 50 per cento. Da questo momento in poi, per riuscire a garantire le altre aperture dovrebbero superare il limite stabilito. Dovrebbero lavorare gratis e senza copertura assicurativa. In più c'è anche un ritardo nei pagamenti dei turni. Come se non bastasse, da dieci anni c'è il blocco del turn over. Non escludo che dopo Aquileia possa toccare a Cividale e Miramare». Sulla stessa lunghezza d'onda Enzo Feliciani, segretario nazionale Uil Beni culturali. «È inutile innovare se poi non ci sono i mezzi e il personale per garantire le aperture. Il Ministero deve decidersi ad assumere. Aquileia è un sito importante, una risorsa anche in termini economici. Il Ministero dovrebbe avere un'attenzione particolare per siti archeologici come questo». Infine, Salvatore Montalbano, della segreteria regionale Cisl Funzione pubblica, auspica una rapida soluzione. «I lavoratori sono estranei a questo problema. Abbiamo già fatto presente la questione al Ministero. Si rischia uno sciopero. I turisti, intanto, arrivano ad Aquileia e trovano il museo chiuso. Un danno economico e di immagine per il territorio».