Marco Aurelio scenderà da cavallo una mattina d'ottobre, sollevato in aria da una gru, scavalcherà Palazzo Caffarelli e atterrerà su via del Tempio di Giove da dove farà il suo imperiale ingresso nel cortile del Giardino Romano. Sono gli ultimi tre mesi di lavori per il progetto di Carlo Aymonino al Giardino romano, una sala espositiva coperta di ottocento metri quadrati incastonata nei Musei Capitolini, al centro della quale campeggerà la sola statua equestre che si sia conservata dall'antichità, liberata dal luogo angusto e infelice in cui si trova da anni, protetta come dev'essere dalle intemperie e da ogni rischio, ricongiunti cavallo e cavaliere dopo quel breve volo d'autunno sopra la città. Nel punto più alto del Colle capitolino in una giornata qualunque si corre già contro il tempo: il cantiere sarà consegnato a settembre, poi un paio di mesi saranno necessari all'allestimento museale. Tra dicembre e gennaio, l'apertura al pubblico. Nella sala toma il Marco Aurelio e quasi nient'altro, a parte forse la gigantesca testa di Costantino. Lungo i corridoi vetrati del museo che si aprono sul nuovo spazio, sarà allestita la storia delle origini del Campidoglio e quella degli eccezionali ritrovamenti che hanno accompagnato l'ultimo lustro e più di scavi e lavori. La scoperta più recente è un imponente muro romano, lungo una trentina di metri e svettante per quasi dieci, che ha portato Aymonino a mozzare da un lato l'ormai famosa pianta ellittica della sala, citazione della piazza del Campidoglio. È un altro pezzo delle fondazioni del Tempio di Giove capitolino, distese al di sotto dei Musei: «Si tratta di una serie di setti murari ortogonali intrecciati a nido d'ape che costituivano la platea su cui il tempio era eretto», spiega il soprintendente Eugenio La Rocca. «Ad allestimento completato, si potranno ripercorrere i mille anni della storia di questo colle, dall'età del bronzo passando per gli anni intorno alla fondazione della città, con la mummia di "Romoletta" e le altre sepolture trovate proprio qui», spiega Anna Sommella, archeologa e direttrice dei Capitolini. A tre mesi dalla fine, il colpo d'occhio sul cantiere è impressionante: la copertura di cristallo, leggermente concava, verrà distesa sopra una monumentale intelaiatura di quadrati e colonne d'acciaio su due livelli oggi di colore bianco, ma tutta la sistemazione definitiva virerà sui toni del grigio, per dare risalto agli elementi esposti mentre il pavimento, in un battuto di pietrisco e frammenti di mattone lucidato, sarà rosso rubino. «È' meraviglioso», esulta l'architetto Aymonino al termine di una giornata di cantiere ricordando di aver avuto un primo incarico per questo progetto quando era sindaco Franco Carraro. Cento giorni ancora e poi una unica passeggiata condurrà dai Musei alla Sala del Marco Aurelio per proseguire, su passerelle leggere oltre il muro, restaurato e illuminato, verso il Giardino Caffarelli rinverdito secondo il progetto originario di De Vico, tra magnolie e uno dei più alti e antichi cedri di Roma.