La disputa tra ministeri sul controverso articolo della Finanziaria che destinerebbe un 3 di risorse aggiuntive ai Beni culturali rischia di fare una vittima illustre: gli archivi. Vediamo perché. Ci sono due interpretazioni di questo articolo della Finanziaria: una (leggasi Giuliano Urbani) vorrebbe che questi fondi venissero gestiti e distribuiti direttamente e autonomamente dal ministero competente, cioè quello dei Beni culturali. Un'altra tesi sostiene invece che debbano essere erogati a titolo di indennizzo solo quando un'opera pubblica coinvolga un pezzo del patrimonio artistico o monumentale: per esempio, quando un'autostrada passi accanto (o in mezzo) a una necropoli etrusca. Se vince questa seconda interpretazione, neppure un centesimo di euro potrà essere versato alle biblioteche o agli archivi, che nulla hanno a che fare con i viadotti e le autostrade. E sarebbe un colpo mortale per queste istituzioni, già duramente provate da anni di carestia finanziaria. Soprattutto da quando il New Deal veltroniano ha portato in primo piano le attività rispetto ai beni culturali, puntando sulla spettacolarizzazione e sugli eventi di massa, archivi e biblioteche sono le cenerentole del nostro patrimonio. A differenza dei musei, non si prestano a iniziative spettacolari, tutt'al più possono organizzare qualche mostra, ma difficilmente richiamano l'attenzione dei media. E allora, per riprendere una famosa pubblicità: «No party? No quattrini!». E giù tagli. Quest'anno gli hanno già tolto il 30 dei bilanci, con la minaccia di un'ulteriore riduzione del 30 per cento. Se la minaccia si avverasse, gli archivi si troverebbero con un terzo dei finanziamenti che avevano soltanto l'anno scorso. Se a tutto ciò si aggiunge l'invecchiamento del personale (l'età media supera i cinquant'anni) non è difficile capire l'allarme degli addetti ai lavori e degli studiosi che di queste strutture si avvalgono per le loro ricerche. I direttori degli archivi della Lombardia hanno già pubblicamente espresso la loro protesta, e altrettanto ha fatto la responsabile di Pisa. L'Archivio di Stato di Mantova, uno dei più importanti a livello internazionale, rischia addirittura la chiusura, e secondo voci non confermate il palazzo seicentesco che lo ospita starebbe per essere messo in vendita. A forza di scommettere tutto sulla spettacolarizzazione della cultura, rischiamo di mettere in scena lo spettacolo peggiore: la distruzione di un patrimonio archivistico e bibliotecario tra i più vasti e preziosi al mondo. Ulrich (dietro questo pseudonimo si cela un alto funzionario dei Beni Culturali)