Arriva la sentenza definitiva sui limiti di utilizzo della piazza, considerata un bene culturale La battaglia su piazza Plebiscito si conclude un anno dopo, a favore della soprintendenza di Palazzo Reale. Fu un'estate torrida di vittorie e sconfitte, vissuta quasi come una guerra tra due amministrazioni, quella comunale, che voleva impiegare la piazza per spettacoli e manifestazioni - la querelle scoppiò per il concerto di Bruce Springsteen - e quella degli uffici territoriali dei Beni culturali, che negava gli spazi. La soprintendenza dei Beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropoligi, allora retta da Giorgio Cozzolino, appose il vincolo "indiretto" alla piazza, limitando l'uso di alcuni spazi per non "oscurare" i monumenti e tutelarli. Il Comune impugnò e il Tar gli diede ragione il 13 maggio 2014. Fine del primo round. Ma Palazzo Reale non si accontentò dello stop del tribunale amministrativo e presentò un nuovo ricorso. La sentenza arriva oggi dalla VI sezione del Consiglio di Stato, emessa il 27 luglio scorso con il numero di protocollo 3669. Secondo i giudici la sentenza impugnata per il Comune dal capo del suo Ufficio Avvocatura, Fabio Ferrari, "è argomentata a partire da un presupposto di fondo che non è condivisibile, e che ravvisa una contrapposizione tra la finalità di conservazione e quella di valorizzazione di un bene avente valore culturale". Secondo il Consiglio di Stato infatti il principio generale del Codice dei beni culturali e del paesaggio all'art. 1, comma 2, prevede che "la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura": il Comune aveva avuto ragione dando importanza soprattutto alla "fruizione pubblica e alla valorizzazione del bene quale unica finalità della funzionee". Il Consiglio di Stato invece dà la stessa importanza alla tutela del bene culturale, scrivendo nella sentenza che "la conservazione di un bene è il primo e ineludibile passo per la sua valorizzazione". "Inoltre - dice sempre la sentenza - deve essere ancora puntualizzato che non è il bene in sé a costituire oggetto della tutela, ma il valore che sul bene si esprime: perciò, non solo il singolo bene, ma l'intero ambiente potenzialmente interagente con il valore culturale può richiedere una conservazione particolare: e a questo servono le eventuali "prescrizioni di tutela indiretta", cioè il cosiddetto vincolo indiretto conformato dall'art. 45 del Codice". La soprintendenza quindi aveva titolo per "creare le condizioni affinché il suddetto valore possa compiutamente esprimersi, senza altra delimitazione spaziale e oggettiva che non quella attinente alla sua causa tipica, che è di "prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro", secondo criteri di congruenza, ragionevolezza e proporzionalità". E la soprintendenza secondo la nuova sentenza non ha sbagliato, nè ecceduto: "il limite di legittimità in cui si iscrive l'esercizio di tale funzione deve essere ricercato nell'equilibrio che preservi, da un lato, la cura e l'integrità del bene culturale e, dall'altra, che ne consenta la fruizione e la valorizzazione dinamica. Nella fattispecie in esame - sottolinea il Consiglio di Stato - il potere è stato esercitato in coerenza e congruità con lo scopo della funzione: l'Amministrazione ha avuto cura di coniugare le esigenze di tutela dei beni immobili che prospettano sulla piazza del Plebiscito (palazzo Reale, chiesa di San Francesco di Paola, palazzo Salerno e palazzo della Prefettura) con quelle relative alla destinazione pubblica della piazza stessa. Come si legge nel provvedimento impugnato, il vincolo indiretto è stato, infatti, modulato a seconda delle zone in cui è destinato a incidere, e così mediante l'individuazione di un'area di rispetto integrale, nella quale non è consentito alcun tipo di occupazione di suolo pubblico, di un'area nella quale è consentita, per una durata temporalmente limitata e per esigenze stagionali del commercio, il posizionamento di sedie, tavoli e teloni, di un'area, infine, destinata a ospitare manifestazioni ed eventi temporanei di carattere politico, religioso, militare, ricreativo, culturale e di spettacolo". La sentenza conclude che il vincolo indiretto non nega in maniera "indifferenziata e immotivata qualsiasi fruizione della piazza," ma invece "modula tali esigenze, e quelle connesse di promozione dei valori che vi si esprimono, con la necessità di mantenere l'uso alla quale, per definizione, la piazza è destinata, che è quella di luogo di aggregazione e di incontro da parte della collettività". La grandezza dello spazio da preservare la stabilisce la soprintendenza, sempre secondo le funzioni attribuite dal Codice. Il collegio dei giudici, presieduto da Filippo Patroni Griffi, invoca "la leale collaborazione tra le parti nella gestione concreta del vincolo indiretto".
Consiglio di Stato: piazza Plebiscito è sotto tutela. Attenzione a organizzare eventi
La sentenza definitiva del Consiglio di Stato stabilisce che il vincolo indiretto sulla piazza del Plebiscito, imposto dalla soprintendenza dei Beni culturali, è legittimo e non eccessivo. La sentenza conferma che la piazza è un bene culturale e che la sua tutela e valorizzazione sono fondamentali, ma anche che la sua fruizione pubblica e valorizzazione sono importanti. La sentenza stabilisce che il vincolo indiretto non nega la fruizione della piazza, ma modula le esigenze di promozione dei valori che si esprimono nella piazza. La sentenza invoca la collaborazione tra le parti nella gestione concreta del vincolo indiretto.
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