«SCUSATE, voi siete il direttore, il francese?». Tre anziani si avvicinano a Sylvain Bellenger davanti al cancello di Porta piccola al bosco di Capodimonte. Lo storico dell'arte era ieri al museo per il primo incontro con il personale e con gli Amici di Capodimonte. Prima di accomodarsi al bar Varriale per bere un'acqua e limone («Dotto', è già pagato, ci hanno pensato i custodi» precisa il cameriere), i tre abitanti gli presentano subito un problema: «Il bosco è uno schifo, pieno di escrementi di animali, lo dovete ripulire». «Avete ragione - risponde in perfetto italiano Bellenger - e se necessario faremo noi le multe». Poi si avvicinano due ex custodi. «Siamo pensionati, amiamo il museo, perché non ci usate come volontari?» propongono. «Parliamone» dice con cordialità. Direttore, lei entrerà in servizio il 16 novembre. Come è stato accolto nel suo museo? «Ho appena concluso un incontro bellissimo, ho trovato una squadra intelligente, con funzionari preparati, che dimostrano grande passione. Ma mi lasci dire, rispetto ai gesti di questi cittadini: questa è Napoli, una città meravigliosa, che mi ha accolto benissimo. Come il taxista che mi ha riconosciuto e mi ha incoraggiato, o il portiere dell'albergo. Tutti a fare il tifo per me, bellissimo, ho avuto un'accoglienza straordinaria». Lei comunque trova una situazione non facile, con problemi di lunga data. Da dove cominciare? «È vero, tra i 20 musei, Capodimonte è quello che ha i maggiori problemi strutturali. Prima questione: sistemare l'emergenza dell'aria condizionata, non solo per le persone, ma anche per la conservazione delle opere, tutto quel caldo non fa bene ai quadri. Secondo aspetto: risolvere la situazione del muro pericolante su via Miano». E per il parco, frequentato da tanti napoletani? «Il parco è un'opportunità fantastica che può cambiare le relazioni del pubblico col museo. Io mi occuperò di bosco e museo, e penso che occorra lavorare per riscoprire il parco come luogo di alto valore botanico e naturalistico, con una serie di immobili di pregio che vanno utilizzati per vari usi e scopi». Il ministro Franceschini, in conferenza stampa, ha auspicato il coinvolgimento dei grandi chef del territorio per aprire ristoranti di eccellenza nei musei. Si farà? «Credo che serva una ristorazione di qualità. Per i turisti, perché Capodimonte è un luogo dove trascorrere anche una giornata, e quindi deve essere possibile mangiare bene, anche una pizza che di Napoli è un simbolo. E per gli abitanti, per poter tenere al museo eventi speciali. Quindi, sì, la ristorazione di qualità è necessaria ». Torniamo al museo. Come cambierà? «Ci sono molte aspettative. I miei collaboratori vedono nella riforma la chance di una vita. Il problema di Capodimonte è la visibilità. Bisogna rendere chiaro che Napoli ha una delle più grandi collezioni d'Europa, ma non lo sa. E poi bisogna tematizzare gli allestimenti. Penso a "I re di Napoli" o "La rivoluzione caravaggesca". Una modalità di esposizione che parli a tutti, non solo come denunciava già Federico Zeri - agli specialisti». Dopo la presentazione a Roma, voi nominati in Campania vi siete incontrati. È nato il club dei direttori? «Sì. Il club dei 20 direttori italiani, e poi faremo quello dei 4 campani. Abbiamo capito subito che dobbiamo lavorare insieme. Fare sistema. Serve una navetta dei musei, con biglietto integrato per accedere alle nostre raccolte. Ne ho parlato con Paolo Giulierini, che dirige l'Archeologico. Si deve fare. E poi recuperare l'idea di Causa e Spinosa di collegare direttamente i nostri due musei dal lato del Colosimo. E poi c'è il marketing, anzi non c'è: è zero. Nessuno sa dov'è Capodimonte, ai turisti non viene segnalato. C'è tanto da fare...». Lei lascia l'Art Institute di Chicago, il secondo museo Usa. Come è stato salutato? «In lacrime. Gli americani la chiamano una notizia "bittersweet", dolce e amara insieme. Ma ora sono a Napoli».
L'esordio di Bellenger "Napoli meravigliosa e cambierò il museo"
Il direttore del museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger, ha incontrato tre anziani che gli hanno chiesto di ripulire il bosco del museo. Bellenger ha risposto che il bosco è uno schifo e che se necessario farà le multe. Poi è stato avvicinato da due ex custodi che gli hanno chiesto di utilizzare i volontari per aiutare a gestire il museo. Bellenger ha accettato e ha detto che ha trovato una squadra intelligente e passione. Ha anche parlato della situazione del museo, che ha problemi strutturali e di visibilità. Ha menzionato la necessità di sistemare l'emergenza dell'aria condizionata e di risolvere la situazione del muro pericolante su via Miano.
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