Natali:«Grazie a Ferragamo che ha finanziato l'allestimento». E per il suo futuro si pensa ai Nuovi Uffizi I dieci mesi che sconvolsero il Polo (museale) dopo la riforma Franceschini si sono chiusi ieri con l'addio di Antonio Natali agli Uffizi durante la presentazione di 8 nuove sale, quelle verdi, dalla numero 25 alla numero 32, dedicate al secondo Quattrocento e allestite grazie alla donazione Ferragamo. Un'elargizione di 600 mila euro che oggi fa dire a un Ferruccio Ferragamo visibilmente commosso: «Sono contento ed emozionato di poter contribuire a tutta questa bellezza con la mia famiglia e con la mia azienda, perché così onoro il nostro debito di gratitudine con Firenze che ha concorso a fare della nostra griffe quello che è oggi». Le sale sono un colpo d'occhio proprio in virtù di quel verde («il verde Paolo Uccello e Beato Angelico spiega Natali che evoca la quiete dell'Umanesimo prima della forza dirompente del rosso abbinato al Manierismo») e per l'ariosità dell'allestimento. Dove prima c'erano 107 capi d'opera ora ce ne sono 43. Peccato solo che la ragione della scelta dei colori, qui come nelle sale rosse o nelle azzurre dedicate agli stranieri, non sia spiegato in un pannello al visitatore. Ma la sequenza espositiva è di grande impatto. Ghirlandaio, un tempo affogato tra Botticelli e Hugo van der Goes, vien fuori dalla parete con la sua Adorazione dei Magi (tondo) come prima non era immaginabile. La sala del Perugino è una perla: la Pietà e il Ritratto di Giovane , sono opere davanti a cui è difficile non soffermarsi a lungo. La sala 31 con La Sacra Famiglia di Luca Signorelli sola accanto a una finestra con vista su Firenze, una provocazione intellettuale. Una sala per un'opera la si immaginerebbe per un artista iconico. E ancora la Venere di Lorenzo di Credi, opera che dà il benvenuto al visitatore che entra nella sala 29, una sorpresa, così come la sala che si contendono Filippino Lippi e Piero di Cosimo, la 28. Fermatevi davanti al Perseo e Andromeda di Piero per gustare l'eccentrica immaginazione dell'artista. La lista potrebbe continuare, ma il giro è bene che lo gusti, dedicandosi del tempo, il visitatore a cui si annuncia, presto, una nuova inaugurazione. Proprio ieri lo stesso Natali ha anticipato: «Le prossime due nuove sale che verranno inaugurate, per cui è già stato approntato un progetto, sono quella di Botticelli e Leonardo, per loro il colore sarà il bianco». Ma allora sarà già arrivato alla direzione Eike Schmidt, che proprio oggi, insieme con gli altri nuovi direttori dei grandi musei italiani ora autonomi tra cui figurano anche Cecilie Hollberg, alla Galleria dell'Accademia e Paola D'Agostino al Bargello sarà presentato oggi a Roma dal ministro Dario Franceschini. Investitura di peso se è vero che Franceschini ha riservato alla cerimonia la giornata intera, nella sua agenda non figurano altri appuntamenti. E durante la quale si parlerà del futuro dei tre musei fiorentini. Quanto agli Uffizi ci sarà da capire se e come tenere dentro Antonio Natali (questo era stato l'auspicio di Eike Schimdt, all'indomani dalla sua nomina). I due Schmidt e Natali sono stati fianco a fianco a lungo nei giorni scorsi per parlare del futuro del museo e dei «lavori in corso». Pare che il direttore uscente non intenda più lavorare dentro al museo è però disponibile a consulenze da casa a meno che non ottenga un incarico da Roma per i Nuovi Uffizi.