Da domani in mostra nel Salone de' Dugento, dopo un restauro lungo ventisette anni «Che emozione!». Sono tornati a casa, e vedere i venti arazzi medicei per la prima volta dal 1882 riuniti ed esposti nel Salone de' Dugento in Palazzo Vecchio il luogo per cui furono pesanti e realizzati è davvero un'emozione. Basta affacciarsi alla porta di ingresso della sala dove si tiene da sempre il Consiglio comunale di Firenze per essere circondati dalla meraviglia e partecipare ad un avvenimento storico (e questa vota l'aggettivo non è abusato). Sono tornati a casa e saranno esposti da oggi fino al 15 febbraio 2016 i venti pezzi capolavoro voluti da Cosimo I de' Medici sulla storie di Giuseppe l'ebreo, con disegni di Bronzino, Pontormo e Salviati e realizzati da maestranze fiamminghe tra il 1545 e il 1553, divisi da Vittorio Emanuele che dopo Firenze Capitale portò la metà della collezione al Quirinale dove è sempre rimasta e dove tornerà, di nuovo splendenti dopo un restauro pluridecennale da parte dell'Opificio delle Pietre Dure. La mostra evento, collegata ad Expo 2015 e alle celebrazione per i 150 anni di Firenze Capitale ha avuto una prima tappa di grande successo a Roma e quindi a Miliano, ed è frutto della collaborazione tra istituzioni e dell'intervento di mecenati privati. Un sogno realizzato grazie alla Presidenza della Repubblica, al Comune di Firenze, al Comune di Milano, al ministero dei beni culturali, Expo 2015 e Fondazione Bracco, con il decisivo contributo di Gucci e dell'Ente Cassa di Risparmio, ente che ha finanziato il lungo restauro degli arazzi. Gli arazzi coprono tutte e quattro le pareti del Salone de' Dugento, completamente liberato dagli scranni di giunta e consiglieri comunali, secondo quella che era la disposizione originaria e un filmato illustra la loro ideazione e realizzazione, dando ai visitatori una prima chiave di lettura prima di entrare nella sala al primo piano di Palazzo Vecchio. Tutto nasce da un'idea del sindaco Dario Nardella, appoggiato dal Presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano e concretizzato da Louis Godart, consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica Italiana, ed è stato proprio Nardella che ha fatto gli onori di casa. «Il sogno ha spiegato il sindaco era quello di rimettere insieme dopo più di un secolo e mezzo tutta la collezione degli arazzi dei Medici. E si è realizzato, nel solco sia di Expo che dei 150 da quando la capitale del Regno d'Italia si spostò da Torino in riva all'Arno. Finalmente riportiamo i venti arazzi nel luogo dove erano nati, nel Cinquecento. Ognuno potrà rivivere quell'emozione fino a febbraio e poi i nostri dieci arazzi saranno esposti a rotazione nel Salone, che climatizzeremo. Ed ho già invitato in città il Presidente Mattarella». «Anche al Quirinale, finita la mostra fiorentina, gli arazzi saranno esposti solo a rotazione anche perché fin dall'inizio erano stati pensati per essere esposti solo in situazioni eccezionali, non permanentemente», ha aggiunto Godart. «Come fiorentina per me è una emozione ancora più grande ha detto Micaela le Divelec, Evp e chief consumer officer di Gucci Questo evento itinerante unico giunge a Firenze, città a cui Gucci è indissolubilmente legata e che rappresenta il cuore pulsante dell'azienda. Come Gucci non posso che ribadire l'entusiasmo per aver sostenuto questa iniziativa, che dopo 150 anni raduna i 20 arazzi cinquecenteschi, che oggi ritornano nella casa dei Fiorentini. Ringraziamo le istituzioni che hanno individuato nella nostra azienda un partner ideale per accompagnare i 20 arazzi in questo viaggio virtuale, che ha dato l'opportunità ad oltre 120.000 visitatori di poter ammirare questi capolavori». «La mostra premia il lavoro, silenzioso e di altissima qualità, condotto per 27 anni, da una equipe di allora giovani restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure che hanno potuto acquisire delle competenze specifiche in questo campo che sono oggi richieste da tutto il mondo col sostegno dell'allora Cassa di Risparmio di Firenze ed è proseguito col finanziamento dell'Ente Cassa, nata nel 1992, per un investimento complessivo di un milione e 100 mila euro». «Firenze quando fa Firenze, cioè quando lavora di squadra, non ha rivali al mondo ha sottolineato Nardella E con appena due euro i visitatori potranno ammirare questi capolavori, restituiti al loro contesto originario. Perché a Firenze il genius loci non è una frase fatta».