Nel portico dei Servi, uno dei più belli in Bologna, da almeno due anni c'è un'impalcatura. Alcuni mesi fa qualcuno ha avuto il buon senso (o il pudore) di rimuovere la targa che l'affiancava e che descriveva i lavori da eseguire «con la massima urgenza». A quando i lavori? Fiorenzo Stirpe BOLOGNA Caro Stirpe, penso che entrambi abbiamo un po' di esperienza sulle spalle per concordare sul fatto che nel nostro Bel Paese tutto ciò che è temporaneo ha grandi possibilità di diventare definitivo. Un esempio? Le accise storiche sulla benzina. Per non parlare di certi cantieri lumaca in cui appaiono e non scompaiono mai questi simpatici avvisi: «Stiamo lavorando per voi. Scusate il disagio». In effetti, ci vuole sempre grande sopportazione. Per vocazione nazionale ogni balzello fa precedente e poi diventa consuetudine. Come la plastica, è sostanzialmente indistruttibile. Resiste a qualunque cambio di governo. Quanto ai lavori, sembra che la parola d'ordine sia «senza fretta». Non sogno i ritmi cinesi, ma nel mio piccolo propendo per l'idea che nel nostro Cantierone si sarebbe potuto fare più svelti. Anch'io ho notato l'impalcatura in una parte del portico dei Servi, lì da tanto tempo, per cui mi ero perfino fatto l'idea che si trattasse di una struttura fissa, come le colonne in mattoni che sostengono Casa Isolani perché gli antichi legni non erano più sufficienti. Non vorrei che la rimozione del cartello sull'esecuzione dei lavori di consolidamento non significasse né buon senso né pudore, ma soltanto una nuova realtà di fatto. Chi vivrà vedrà. L'unico aspetto positivo del nostro procedere a rilento sta nel fatto che vedere adempiuta la promessa del «fine lavori» di indispensabili opere pubbliche equivale a essersi conquistate consolanti porzioni di longevità. La lentezza esecutiva è inversamente proporzionale alla rapidità degli annunci. Solo in prossimità della scadenza elettorale scatta la voglia di darsi una mossa. Per conseguire qualche beneficio politico, si può sempre ricorrere alle inaugurazioni a rate. Del resto è questione di vedere le cose dal lato dell'ottimismo. Un conto è dovere ammettere che una struttura non è ancora finita, un altro dire che per buona parte è già fatta: per quella cattiva c'è tempo. C'è sempre qualche spiegazione ma quasi mai una vera giustificazione. Se tutte le strutture oggetto di annunci strombazzati fossero arrivate in orario al capolinea, Bologna sarebbe un'altra Bologna. Nel frattempo, mi riferisco agli anni Duemila, abbiamo consumato in fretta i sindaci: nessuno è andato al raddoppio, uno è addirittura finito dimezzato. Capisco la voglia di Virginio Merola di conquistarsi il bis. Dopo la prima pietra, potrebbe garantirsi la gioia di posare anche l'ultima.
Bologna. La bellezza del portico dei Servi e quella impalcatura perenne
In Bologna, il portico dei Servi è stato oggetto di lavori di consolidamento da almeno due anni. La targa che descriveva i lavori è stata rimossa alcuni mesi fa. I lavori sembrano essere in ritardo, e alcuni commentatori pensano che la lentezza esecutiva sia dovuta alla voglia di ottenere benefici politici. Alcuni sostengono che le strutture oggetto di annunci di lavori siano già state completate, ma non vengono mai giustificate. La situazione potrebbe essere diversa se le strutture fossero state completate in tempo, e Bologna sarebbe un'altra città. Nel frattempo, i sindaci sono stati sostituiti con rapidità, e alcuni commentatori sperano che il nuovo sindaco, Virginio Merola, possa cambiare la situazione.
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