Lavoratori in agitazione, l'organico passerà da 146 a 64 addetti Tanti anni di attesa per vederlo finalmente recuperato alla fruizione pubblica e adesso si profila il rischio concreto di un'altra chiusura. Ma non è solo il complesso monumentale di San Pietro a Corte, l'unica testimonianza visibile della Salerno longobarda, a correre il serio pericolo d'essere nuovamente inaccessibile ai visitatori: stessa sorte potrebbe infatti toccare presto al museo della Scuola Medica Salernitana, alla Badia di Santa Maria de Olearia di Maiori, a Villa d'Ayala di Valva, al Battistero paleocristiano di Nocera Superiore e al Carcere Borbonico di Avellino. Una prospettiva ritenuta «inaccettabile» dai dipendenti della Soprintendenza belle arti e paesaggio di Salerno ed Avellino mobilitati contro il piano di ridimensionamento del personale previsto dal decreto ministeriale del 6 agosto scorso. Con la nuova pianta organica, infatti, la Soprintendenza subirà un drastico taglio di ottanta unità tra le sedi di Salerno ed Avellino, passando da 146 ad appena 64, oltre il 60 dell'organico. «Si tratta - scrivono in una nota congiunta dipendenti e sindacati - di un'operazione al di fuori di ogni logica, ridicola e drammatica, sia per i contenuti sia per le conseguenze». La battaglia affinché il Mibact riveda le sue determinazioni nell'ottica del riequilibrio delle forze in campo è appena iniziata. Proprio ieri le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Unsa) hanno scritto al prefetto e al sindaco di Salerno chiedendo «un formale ed immediato incontro così da istruire, di comune intesa, il percorso che sarà ritenuto più opportuno». Alla vertenza in atto, è scritto nella lettera, ha dato il proprio contributo anche il soprintendente, architetto Francesca Casule. L'attuazione di un simile progetto, è ribadito, «è un'ipotesi nefasta, e del tutto inaccettabile, che produrrebbe un'ulteriore impoverimento alla già fragile economia locale oltre che gravare, colpevolmente, sulle aspettative dei lavoratori che - in questi anni - pure in un quadro di evidenti difficoltà, hanno consentito con il proprio impegno di garantire funzionalità e pubblica fruizione dei beni in questione».