Presentati ieri dal ministro Franceschini, con il saluto del premier Renzi, i nuovi direttori dei musei italiani. Quattro nuovi arrivi in Campania. Una delle prime strette di mano è per lui, Gabriel Zuchtriegel. Il premier Renzi fa un blitz a sorpresa in via del Collegio romano, al Ministero dei beni e delle attività culturali, per la presentazione, con il ministro Dario Franceschini, dei venti nuovi mega direttori dei musei italiani (quattro per la Campania) e saluta subito questo giovanissimo tedesco che gestirà l'area archeologica di Paestum. Giovane ma non timido, Zuchtriegel schiva tutte le polemiche e i tentativi di strappargli una risposta sulle critiche alla sua presunta inesperienza. «Paestum non è abbastanza conosciuta, dobbiamo lavorare sull'immagine», dichiara. «Ci sono addirittura napoletani che non la conoscono, e poi bisogna migliorare la viabilità, lo faremo insieme agli enti locali che tra l'altro parteciperanno alla formazione del cda. E poi penso a programmi mirati per bambini e a tante altre iniziative per far diventare gli scavi un posto ancora più bello, se possibile. Bisogna attirare grandi flussi turistici». Coinvolgere i privati? Si, ma sempre sotto il controllo statale, del resto anche il modello Packard ad Ercolano, rimarca Zuchtriegel, funziona così. Aprire ai privati ma con moderazione è anche l'idea di Sylvain Bellenger, alla guida di Capodimonte. «Eventi al museo? Solo se non ledono la dignità dell'istituzione e cioè se sono di altissimo profilo». Del resto lo stesso Franceschini nel presentare la sua riforma insiste sulla necessità di adottare un modello europeo e dunque via a ristoranti, meglio se gestiti da grandi chef, parcheggi, servizi e tutto il resto. Peccato che a Napoli i bandi per i punti ristoro si siano tante volte arenati. Forse sarà la volta buona? I neo direttori ne appaiono sicuri. Ma la realtà in cui lavoreranno la conoscono abbastanza bene. «Napoli non ha passione per il buon senso» ironizza Bellenger. «Ma gode anche di cattiva fama. Appena succede qualcosa i media di tutto il mondo la enfatizzano... I giornali americani danno più spazio a uno scippo a Napoli che a un morto a Chicago. La collezione di Capodimonte sarebbe l'orgoglio di qualunque museo, invece qui c'è' poca comunicazione, poco marketing. Assurdo che i croceristi non arrivino a Capodimonte, io renderò questo museo raggiungibile». Ha incontrato già il sindaco? «No, sarà la mia seconda visita». E la prima? «A Spinosa, un omaggio necessario». L'opera d'arte più bella del suo futuro museo? «Difficile ma scelgo la Crocefissione di Masaccio». E tutte quelle sale chiuse le vedremo mai aperte? «Ci sono 145 dipendenti a Capodimonte, non è possibile che il museo non funzioni», dichiara con piglio deciso. I nuovi direttori dei musei autonomi di che fondi disporranno? Pochino, a quanto pare. Ma almeno metteranno nelle casse delle loro istituzioni i soldi dello sbigliettamento, tolto solo un 20 che torna allo Stato. Un dato positivo per chi fa tanti ingressi, come gli Uffizi, un po' meno per musei prestigiosi ma poco frequentati come appunto Capodimonte. I direttori manager allora sfoderano idee e progetti, a partire dal crowdfunding. Mauro Felicori, che dirigerà la Reggia di Caserta ipotizza: «la collezione «Terrae Motus» potrebbe essere il nostro biglietto da visita. Magari la ospiteremo nelle nuove sale che presto apriranno e potrebbe anche girare fuori da Caserta, chissà...» Circolano insomma tanti buoni propositi, anche se tutti da verificare, e l'idea che il museo sia luogo di produzione di cultura. E tutti i direttori preferiscono glissare sulle polemiche delle settimane scorse. Paolo Giulierini, dell'Archeologico di Napoli, afferma: "non mi sono ancora trasferito e ho già ricevuto attestati di stima, a partire dal soprintendente Osanna". Se davvero è in arrivo una rivoluzione, la Campania attende con ansia.