Da qualche giorno si pagano tre euro per vedere il Compianto di Niccolò dell'Arca, nella chiesa di Santa Maria della Vita, a Bologna. L'ha deciso Genus Bononiae, che è un «è un percorso culturale, artistico e museale articolato in palazzi nel centro storico di Bologna, restaurati e recuperati all'uso pubblico» nato per volere della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna attraverso la sua società strumentale "Museo della Città di Bologna". Detto in altre parole: quando il patrimonio pubblico viene gestito da un soggetto privato, si scrive «uso pubblico», ma si legge «uso per il pubblico pagante». Vendere l'accesso ai luoghi sacri si chiama simonia. Un sostantivo che deriva dal nome di Simon Mago, un samaritano che si faceva passare appunto per mago, e che offrì del denaro a san Pietro, in cambio del potere di fare miracoli: «ma Pietro rispose: "Vai al diavolo, tu e i tuoi soldi, se hai pensato che il dono di Dio si possa comprare col denaro!"» (Atti degli Apostoli, 8, 20). Decidere di far pagare un biglietto per far vedere quell'opera terribilmente sacra che è ancora in una chiesa non è solo simoniaco. È anche un po' magico: perché si è calcolato che d'ora in poi ci saranno «60 mila ingressi (contro i 320-350 mila gratuiti)». E per fare sparire quasi trecentomila persone da una chiesa e da un luogo d'arte bisogna essere davvero dei maghi.